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NISE, Federico Cavann@ in Genova "work-shop" 2009 - 2013

1800: L'ASSEDIO DI GENOVA
La storia di una città e della sua gente

Modellismo

Pittura e grafica

Cinefoto

Genova per Noi

Reduci alle armi
 Vista la situazione drammatica vennero richiamati in servizio decine di ex ufficiali appartenenti a diversi passati degli eserciti che combatterono a favore della Repubblica di Genova.

Amputazioni e protesi
 In quegl'anni gli scontri sul mare si condivano con cannoni e sciabole, armi micidiali che non risparmiavano amputazioni agli arti. Le protesi conseguenti, se si rimaneva vivi, spesso erano ingombranti e nel caso degli uncini avevano dimensioni significative. Nel caso di dubbi, si consiglia una visita al Musée de l'Armée dove sono esposte le protesi usate per gli ufficiali napoleonici.

Uno a sette
 Nel 1800 la popolazione della città era di circa 70.000 abitanti e il numero dei morti, superò le 10.000 persone.

Origini italiane
 Andrea Massena era nato a Nizza nel 1758. Allora la città era nel territorio dei Savoia e quindi nel Regno di Sardegna. Massena perciò era di origini italiane

Il Generale Massena
Napoleone nominò il Generale Massena a difendere la città dall'assedio austriaco e inglese. Nonostante la presenza di forze francesi, la città cadde.

Fame per tutti
L'assedio portò ad una carestia senza precedenti che si abbatté sulla popolazione e sugli stessi prigionieri austriaci che erano rinchiusi a bordo di navi attraccate nella rada del porto.

Ammassa Zena
Il generale MASSENA, ribattezzato poi dai Genovesi "Ammassa Zena", era arrivato in Genova il 9 Febbraio 1800 e fu ricevuto in trionfo con ovazioni.
 Prese stanza nel palazzo Doria presso S. Domenico (ora De Ferrari), oggi Sede del Banco di Roma, dove fino allora aveva avuto la sua residenza il Direttorio.
(Fonte G. Miscosi)

Ugo Foscolo
 Durante l'assedio venne composta l'ode A Luigia PALLAVICINO caduta da cavallo, di Ugo FOSCOLO componimento che è un inno alla bellezza e un canto d'amore. Venne scritta dal poeta di ZANTE, allora capitano dei volontari cisalpini, in una locanda dove rimase degente per parecchi giorni in seguito ad una ferita riportata durante un attacco alla collina di Coronata.
 I versi fecero poi parte di un libriccino "Omaggio" che riunì i componimenti di diversi ufficiali-poeti presenti all'incidente in cui la bellissima marchesa aveva riportato gravi ferite al volto.

Minestre e carne d'asino e di cane
 Nei diversi quartieri della città si vendettero minestre a modico prezzo nelle quali, in mancanza di legumi, si mettevano erbe farmaceutiche come malva, altea e simili.
 La truppa (francese e genovese) si nutriva di formaggi e carne di cavallo. I cittadini si consideravano beati di poter avere la carne di cavallo e si adattarono, comunque, a mangiare quella di asino, cane e gatto.
(Fonte G. Miscosi)


 Con l'avanzata di Napoleone in Italia, alla fine del 1800, la Repubblica di Genova venne a far parte dei territori francesi occupati.
 I reparti di Artiglieria di Marina dell'ex repubblica rimasero in un primo tempo indipendenti e successivamente furono inquadrati nei reparti francesi (Sesta Compagnia, giugno 1805).
 Le uniformi, con taglio molto simile a quelle francesi, nel 1797 erano blu con parti risvoltate di colore rosso, bicorno ed equipaggiamento in cuoio nero o bianco.
 Non si ha una data precisa in cui le uniformi degli artiglieri cambiarono definitivamente, è però certo che per un periodo intermedio (tra il 1800 e il 1805) questi indossarono le forniture francesi mantenendo però i risvolti del petto, i polsini, il collo e le code, di colore rosso invece di essere semplicemente filettati del medesimo colore. In realtà la colorazione era ottenuta sovrapponendo e cucendo del panno rosso sulle parti interessate.
 Per quello che riguarda i copricapi, non si hanno notizie e/o illustrazioni che diano evidenza dell'uso di shakò. Viene da supporre che forse questo copricapo fosse in dotazione per i soli ufficiali e sottufficiali mentre la truppa indossava bicorno e bonnet de police.
 L'equipaggiamento standard era in cuoio nero come quello della Marina Francese; la giberna poteva riportare fregi sia dei cannonieri (affusti incrociati) che la granata. Completava il tutto briquet e zaino in pelle di animale con finiture sempre in cuoio nero.

 La storia di questa città e della sua regione hanno origini molto lontane.
 Si rischia quindi di andare troppo indietro e di perdere l'attenzione sul periodo compreso tra il 1796 e il 1800.
 Prima di addentrare lo sguardo sul periodo interessato, vale la pena di prendere traccia di ciò che scrisse Oberto FOGLIETTA a proposito di GENOVA e del suo governato "... molte volte indotta a cercare governi Forestieri...". Questo passo è tratto da "DIALOGO SOPRA IL LEGITTIMO GOVERNO POPOLARE DELLA REPUBBLICA DI GENOVA" libro secondo. Il periodo? E' un testo scritto nell'intorno del 1560 e pubblicato solo nel 1798, Oberto FOGLIETTA, nato a GENOVA nel 1518 e morto poi nel 1581, che si identificava come Cancelliere di detta Repubblica. Il libro non passerà la censura del tempo e gli costerà qualche anno di esilio.

 Questo però è solo uno dei tanti antefatti che portano GENOVA al 1800. Ma * il segno di una città superba e libera.
 L'inizio del secolo fu chiaramente legato ai moti indipendentisti che la città e la regione stavano attraversando. Peccato che in contrasto a questi vi fossero le guerre europee tra FRANCIA e AUSTRIA e che vedevano l'ITALIA come solo luogo di scontro militare.
 Per raccontare i giorni e i mesi di quel semestre del 1800, ci affidiamo a  stralci di vari articoli pubblicati in passato e alle pubblicazioni redatte da David CHANDLER.
 Nel 1799, assente BONAPARTE perché impegnato nella campagna di EGITTO (1798-1800), i Francesi avevano subìto nella pianura Padana, dall'Adige a Novi, una serie di sconfitte che li avevano portati a difendere una sottile porzione di territorio ligure lungo la costa, quale unico canale di contatto con la patria francese. Questa situazione aveva indotto BONAPARTE, Primo Console, all'idea della seconda campagna d'Italia: fare dell'armata comandata dal suo amico il generale MASSENA l'esca per trattenere intorno a GENOVA le forze austriache del generale MELAS, mentre lui con l'altra armata, detta di Riserva, sarebbe sceso attraverso le Alpi nella pianura padana, per affrontare gli Austriaci nella battaglia decisiva.
 L'offensiva austriaca contro l'armata di MASSENA ebbe inizio il 6 aprile. Dalla parte del levante in località RECCO, il generale OTT mosse con diecimila uomini contro le posizioni nemiche, poste a difesa della città sfruttando il letto del torrente BISAGNO, costringendo i Francesi a ripiegare verso GENOVA (il torrente scende perpendicolare al mare tagliando simbolicamente oggi la città).
 L'attacco avvenne anche da ponente partendo da SAVONA, MELAS scese con più colonne verso il mare dividendo le forze repubblicane e incalzando poi la divisione del generale francese SUCHET nella sua ritirata verso la FRANCIA. I ripetuti sforzi di MASSENA per ricongiungersi con questa unità ebbero come unica conseguenza la perdita di oltre 5.000 uomini, un terzo dei suoi effettivi. Caduta ogni possibilità offensiva, non restò al generale nizzardo che chiudersi nella piazzaforte di GENOVA per resistere sino a che, come promesso da BONAPARTE, l'Armata di Riserva non fosse giunta a liberarlo. Cessata ogni resistenza nemica in campo aperto, gli Austriaci si portarono a tiro delle mura, creando un'impenetrabile cintura attorno alla città, sbarramento attraverso cui, per quasi due mesi, non passarono né rinforzi né viveri e neppure notizie sui progressi dell'armata di BONAPARTE; aspetto questo che ebbe un peso notevole nelle ultime decisioni di MASSENA.
 Destò sempre un certo stupore il fatto che una grande e ricca città passasse, nel giro di poche settimane, dalla normalità alla carestia più nera. A questo proposito si sono viste più possibili cause, tra le principali il mercato nero con le zone dell'entroterra dove molte famiglie si erano trasferite in previsione della guerra e poi un traffico legato alle questue forzate che le gendarmerie francesi e austriache imponevano ai comuni agricoli della città in cambio di una tutela da violenze di ogni sorta da parte di chiunque. Vi si aggiunga che la pesca, fonte di approvvigionamento alimentare per una grossa fetta del centro storico della città, venne a mancare a causa della presenza di navi inglesi che cannoneggiavano anche i battelli dei pescatori.

 GENOVA contava in tempo di pace circa 80 mila abitanti. Con l'inizio dell'assedio una folla di profughi, provenienti dai paesi circostanti, si riversò entro le mura portando il totale delle presenze a 120 mila persone.  A queste, naturalmente, vanno aggiunti i diecimila soldati di MASSENA che ricevevano le loro razioni dal Comitato degli edili, con precedenza sulla popolazione. Il 1799 era stato un anno di per sé assai duro, quanto ai rifornimenti, sia per la guerra che aveva devastato la Pianura Padana sia per inclemenze stagionali. Fortunatamente prima che gli Inglesi bloccassero i traffici marittimi, qualche veliero aveva potuto entrare in porto con carichi che si rivelarono provvidenziali.
 Da un punto di vista militare, l'assedio di GENOVA non offre spunti di particolare interesse. MASSENA si limitò ad usare i pochi uomini che gli restavano per tenere il nemico lontano dalle mura e dalle colline, soprattutto quelle del quartiere di ALBARO e del Santuario della Madonna del Monte, a tiro di cannone dall'abitato. Servì a poco perché, nella seconda metà di maggio, per fiaccare il morale dei Genovesi, a pesanti bombardamenti terroristici provvidero le navi inglesi. I mali peggiori furono le malattie e la mancanza di cibo: favorita dalle privazioni si diffuse in città un'epidemia di febbre intestinale.
 Per combattere la carestia in città e nei dintorni, MASSENA organizzò cucine all'aperto che fornivano zuppe di vegetali a chi non aveva neanche un fornello (molte persone, prive di tutto, dormivano nei porticati, sui sagrati delle chiese e lungo le "muragliette" che circondavano il porto); ricorse infine a dei "buoni" con cui i poveri venivano assegnati, nominalmente, a famiglie benestanti dalle quali ricevevano, ogni giorno, un po' di aiuto per sopravvivere. Anche molti cosiddetti "ricchi" dovettero adattarsi a disperate ricerche di cibo, raccogliendo nei campi, a ridosso delle mura, erbe commestibili, nonché comprando dai contadini, a peso d'oro, persino i baccelli vuoti delle fave. Si scatenarono cacce a gatti e cani, si cucinarono topi e pipistrelli, divennero prelibatezze il miglio e la scagliola degli uccellini. Si denunciarono forme di speculazione e adulterazioni criminali. Nei palazzi si riducevano in farina, con macinini d'argento usati di solito per le spezie e per il caffè, scorte di grano conservate gelosamente e in gran segreto. Parve una ventata di follia il fatto che nella città, stremata, si diffondesse la vendita di confetti e zuccherini. La "Gazzetta nazionale", l'unico giornale che veniva pubblicato in quei giorni, si abbandonò all'ironia pensando che un po' di buon umore sarebbe servito a far dimenticare, per un istante, le sofferenze. Ma su questo episodio sarà bene tornarci.
 Nei mesi del blocco la mortalità crebbe in modo spaventoso. Nel solo ospedale di PAMMATONE i decessi passarono dai 197 dell'ultima settimana di marzo ai 590 della seconda settimana di luglio, cioè ad assedio concluso. All'arrivo dei primi viveri, 1700 persone morirono di indigestione. Mancano le cifre globali sulle vittime dell'assedio, l'unico dato ufficiale è che, da aprile a settembre, furono seppelliti lungo il BISAGNO 9.850 cadaveri.
 Scaduto il termine indicato da BONAPARTE, senza notizie dell'Armata di Riserva, MASSENA il 2 giugno accettò di trattare la resa. In una cappelletta allora esistente a metà del ponte di CORNIGLIANO, attorno ad un piccolo tavolo, presero posto il generale OTT, l'ammiraglio inglese KEITH, MASSENA e il ministro Luigi CROVETTO per la Repubblica Ligure.
 I vincitori si mostrarono troppo generosi e concessero  quasi tutto quanto MASSENA chiedeva. Sembravano dominati da una gran voglia di concludere. I Francesi non sapevano che MELAS aveva ordinato di chiudere al più presto la partita con GENOVA perché BONAPARTE si stava avvicinando. Il Primo Console seppe della resa di MASSENA da una lettera presa ad un corriere nemico che galoppava verso VIENNA.
 Gli imperiali entrarono in GENOVA il 5 giugno, passando sotto archi di trionfo eretti dai filoaustriaci. Ma venti giorni dopo, in seguito alla vittoria di BONAPARTE a MARENGO, la città fu riconsegnata ai Francesi e sotto gli stessi archi di trionfo, trasformati in fretta da imperiali in repubblicani passò, con le sue truppe, il generale SUCHET.

 I fatti qui narrati non ebbero nel tempo ripercussioni morali e politiche forti e durature. Di certo la perdita dell'indipendenza politica e militare, nel passaggio alla conduzione dei Francesi, generò i sentimenti patriottici che poi oltre trent'anni dopo diedero inizio al Risorgimento italiano e che trovò in GENOVA uno dei punti di origine.
 Fu anche la sconfitta politica e morale della Rivoluzione francese e del movimento repubblicano che poi anche in FRANCIA collassò con la presa del potere in forma monarchica da parte del BONAPARTE.
 Così scriveva, nel 1858 Giuseppe MARTINI nel suo libro, finanziato a proprio conto, intitolato "STORIA DELLA RESTAURAZIONE DELLA REPUBBLICA DI GENOVA (l'anno 1814); sua caduta e riunione al PIEMONTE (l'anno 1815)".


 La città venne presa in una morsa di assedio con oltre 60.000 effettivi che non avrebbe lasciato molte possibilità per gli assediati: gl'Inglesi sul mare e circondati a levante e ponente (le due vie principali) dagli Austriaci di MELAS.
 La presenza sul mare delle navi inglesi comandate dall'Ammiraglio KEITH, proprio nella rada, impediva ai Francesi due fattori importanti: il rifornimento di armi e viveri e soprattutto la mancanza di una via sicura per poter dare il cambio ai soldati.
 Mancando forze sufficienti (a febbraio vi era un effettivo di oltre 35.000 uomini), in particolare di ufficiali e sottoposti di marina, i Francesi chiesero (in alcuni casi imposero) di presentarsi tutti coloro che avevano indossato un'uniforme durante il passato della città. I veterani della Marina si fecero avanti con l'intenzione di difendere la città dall'attacco austriaco (i Genovesi non andavano molto d'accordo con costoro); facile piglio fu per MASSENA ricordare loro le angherie subite in passato e il generale francese sapeva di contare su uomini validi anche se alcuni di loro erano ormai a riposo da diversi anni.
 Gli ufficiali veterani cercarono di mettere a frutto la poca capacità di risposta disponibile sui bastioni del porto e dai forti circostanti la città. Mancavano però grossi calibri e le navi inglesi si posizionavano a distanze di sicurezza che erano note perché, le spie in città, avevano dato informazioni dettagliate sui calibri disponibili.
 Se gli ufficiali della Marina della Repubblica tentarono di rompere il blocco in rada, utilizzando spesso piccole imbarcazioni quasi mai sufficientemente armate, le batterie di cannoni rimaste tentarono di tenere alla lontana le navi inglesi e di creare dei corridoi di fuga che però avevano un corto raggio e non sufficiente per poi dare mare aperto ai fuggiaschi.
 L'unica batteria in grado di garantire, con i suoi calibri, il tenere lontane le navi inglesi era quella della LANTERNA.
 Ad aprile si tenta di spaccare, é il caso di scrivere, l'accerchiamento che negli ultimi due mesi cingeva sempre più la città. Fu lo stesso MASSENA a tentarci; arrivò a prendere terreno fino al MONTE FASCE e a spingersi fino a COGOLETO (ponente) dove posizionò il suo avamposto per poi ristabilire un ideale collegamento con la FRANCIA.
 Ciò non bastò e, a maggio, vi fu un ennesimo tentativo da parte di MASSENA che non sortì cambiamenti significativi. Nell'attesa dell'arrivo di NAPOLEONE, la città cadde in una carestia senza pari che falciò un settimo dell'intera popolazione. Il resto della vicenda ormai é stato già raccontato.
 

Concentriamo il racconto su fatti secondari ma che danno una fotografia molto precisa di come fosse la vita a GENOVA, e proprio in quei drammatici giorni.

Le cannonate
 I Genovesi seppero prendere con ironia le tempeste di fuoco che le navi inglesi avevano il vezzo di riversare sulla città alle prime ore del giorno.
 Gli effetti di questi ripetuti cannoneggiamenti furono capaci di esasperare la stanca e affamata popolazione. Un anonimo signore ebbe a scrivere che si era risentito degli Inglesi in quanto che avevano avuto la maleducazione di sparare sul tetto della sua casa una misera palla da solo 12,5 libbre mentre, ai suoi vicini, erano "arrivate" salve da quasi 36 libbre.

Il mito di BAVASTRO
 Giuseppe BAVASTRO fu uno dei personaggi più leggendari tra i militari che si schierarono con MASSENA  e la causa napoleonica.
 Marinaio sin dalla giovane età, era un ufficiale della Marina del Repubblica e combatté con MASSENA, suo amico di lunga data. Compì un'azione memorabile.
 Ogni notte una nave inglese entrava nella rada, indisturbata, a lanciare alcune bombe sulla città. Contro di essa BAVASTRO armò una vecchissima galea, la PRIMA, provvista di soli tre cannoni. Su questa vi imbarcò dei galeotti ai remi e un equipaggio di coraggiosi, formato tra i veterani della marina, e attaccò senza remore e indugi la nave nemica. Con le sue cannonate tagliò in due lo scafo inglese prima che iniziasse la sua pioggia di fuoco sulla città. Le altri navi inglesi che componevano il blocco, attaccarono immediatamente la vecchia galea. Ma le sue piccole dimensioni, e l'abilità nel timonare del capitano, evitarono le bordate inglesi i quali furono costretti ad attaccare all'antica maniera dell'abbordaggio. BAVASTRO passò al corpo a corpo, per oltre un'ora menò di sciabola e replicò di pistola. Alla fine, circondato e solo, si dovette gettare a mare; fu recuperato da un gozzetto mandato a cercarlo dal generale MASSENA.
 Da quella notte gli Inglesi cessarono quelle terribili incursioni. E iniziò la leggenda del capitano BAVASTRO.

La fame
 Alla fine di maggio non era rimasto più nulla di commestibile. Si diede fondo a tutto, compresi dolci di ogni sorta. Alla fine della giornata del 27 di maggio la pavimentazione della città era coperta dalla carta di migliaia di dolciumi. Si diede alla vendita di tutto: caramelle, canditi, frutta secca, bombons e praline di cioccolato. Come ebbe a commentare il gazzettino cittadino "... se non si avesse nozione dell'assedio, si penserebbe che qui é il paese del ben godi".

Le donne e i bambini
 Furono tra le vittime prime dell'assedio. In Piazza Banchi le donne si radunarono per aspettare il passaggio del Generale MASSENA. Ed ecco che arrivò scortato dalle sue guide a cavallo. Le donne si fecero fitte e minacciarono la guardia del generale. Lo stesso MASSENA decise di farsi largo tra le popolane che tenevano in braccio i loro figli piccoli.
Le donne gridavano di arrendersi a MELAS, il generale le fissò con intensità e queste gli mostrarono le loro creature: molte erano morte di stenti. MASSENA si sentì il sangue gelare. Non pronunciò parola ma in molti testimoniarono che, una volta giunto al suo quartier generale, scoppiò in un pianto convulso e disperato.

A razioni ridotte
MASSENA impose, e pare vera tale narrazione, che tutto il suo corpo ufficiali non avesse razioni alimentari aggiuntive se non quelle che avevano i soldati della sua truppa. Questa razione consisteva in pane, del formaggio e delle verdure selvatiche. Il vino era annacquato per poterselo far durare.

Le mucche del console americano
 Vennero rubate e il console protestò animatamente con lo stesso MASSENA. Ancora oggi i colpevoli di abigeato non sono stati scoperti e sono tutt'ora ricercati dalle forze dell'ordine.

Si avvelena il popolo
 Qualche scriteriato si mise a cucinare delle frittelle di verdure la cui pastella venne fatta con calce e colla animale. Inutile dire quali effetti mortali ebbero tali "frisceu" (sono le frittelle salate genovesi, note anche come cuculli).

Traduzioni sbagliate
NAPOLEONE fece intercettare dei messaggeri austriaci che portavano la notizia, a MELAS, della resa della città e dell'accettazione di MASSENA delle condizioni offerte. In un primo tempo fu così stupito da affermare che i suoi traduttori si erano sbagliati nella corretta traduzione dal tedesco al francese.

I 1700 morti per indigestione
Il generale francese SUCHET si riprese la piazza di GENOVA il 21 giugno. A causa del ritorno Francesi, che quasi a scusarsi distribuirono cibo in quantità incredibili, questo comportò che molti Genovesi, pare 1700, morirono per indigestione.

 

 Andrea MASSENA viene ad oggi considerato come uno dei migliori generali e marescialli che servirono la causa di BONAPARTE.
 Di carattere deciso e allo stesso tempo di un controverso carattere, in bilico tra l'estremo coraggio e la depravazione morale, fu sicuramente un vero protagonista dell'ascesa militare del tenente corso a cui ha dato sempre la sua devozione e fedeltà.
 Nell'assedio di GENOVA, per rimanere in tema e non divagare sulla sua ricca e lunga carriera militare e politica, ebbe un comportamento decorso e sicuramente più nobile di quanto poi ebbe a fare nel seguito della sua vita spesso costellata di saccheggi e violenze di vario genere.
 Nonostante ciò, non fu ricordato dai Genovesi quale ufficiale onorevole e leale; per molti di allora egli sacrificò la città e la popolazione per garantire al solo BONAPARTE il tempo per accerchiare gli Austriaci e batterli a MARENGO (14 giugno 1800).
Uomo particolare nonostante fosse cresciuto in condizioni economiche e familiari non certo felici. Era amato dai suoi uomini meno dagli avversari e da diverse popolazioni di mezza EUROPA che ebbero la sfortuna di vederlo transitare per casa con la sua estrema inclinazione al saccheggio e all'estorsione di denaro nei modi meno signorili della Rivoluzione e poi del Primo Impero.
Il suo carattere militare, deciso e impavido in ogni situazione, faceva a pugni con quello di  una vita privata in cui la scarsa moralità la faceva da padrona. Nonostante ciò, NAPOLEONE BONAPARTE solo in casi estremi intervenne per ricondurlo a comportamenti degni di un generale e maresciallo dell'Impero.
 Un curioso episodio segnò la sua vita: durante una battuta di caccia venne ferito dallo stesso BONAPARTE, che gli centrò il viso con una gragnola di pallini da caccia e che gli fecero perdere un occhio. Morirà di tisi non ritornando più con il suo imperatore dopo WATERLOO ma nemmeno abbracciò la restaurazione rinnegando l'Imperatore.

La stampa e i quadri esposti sono fonte WIKIPEDIA e liberi da diritti pertinenti la pubblicazione:

- Stampa, autore non conosciuto riproduce il maresciallo Massena.
- Quadro su tela, autori Fontaine e Gros ripduce il maresciallo Massena.
- Quadro su tela, autore Bouchot e riproduce il generale Massena durante la Battaglia di Zurigo.


Bibliografia e riferimenti documentali
- Oberto FOGLIETTA "DIALOGO SOPRA IL LEGITTIMO GOVERNO POPOLARE DELLA REPUBBLICA DI GENOVA" libro secondo. Scritto nell'intorno del 1560 e pubblicato solo nel 1798 in INGHILTERRA.
- Giuseppe MARTINI "STORIA DELLA RESTAURAZIONE DELLA REPUBBLICA DI GENOVA (l'anno 1814); sua caduta e riunione al PIEMONTE (l'anno 1815)". Volume unico a spese dell'autore, pubblicato nel 1858.
- Antonino RONCO "L'ASSEDIO DI GENOVA", articolo pubblicato sul quotidiano il SECOLO XIX in data 4 aprile 2000.
- Antonino RONCO "GENOVA TRA MASSENA E BONAPARTE. Storia della Repubblica Ligure, il 1800".Pubblicazione a cura della CASSA DI RISPARMIO DI GENOVA E IMPERIA tramite SAGEP (1988).
- F.G. HOURTOULLE "L'epopee napoleonienne". Histoire & Collection (1997).
- Carle VERNET,  "Uniformi napoleoniche". Tavole a colori, Bibliothéque de l'Image (2001).
- Riviste TRADITION e FIGURINES.

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