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NISE, Federico Cavann@ in Genova "work-shop" 2016

FERRARI 250 GTO (Telaio 3851 GT)

Piloti: Phill HILL – Olivier GENDEBIEN

Primi di classe e secondi assoluti alla 12 ORE DI SEBRING, 1962

Elaborazione modello per edicole, scala 1/43

Agosto 2016

Secondo posto con fortuna

 La vettura, alla gara di Sebring del ’62, partì piazzandosi in fondo al gruppo di partecipanti.

 Ne seguì una rimonta progressiva a cui si aggiunsero una serie di ritiri e squalifiche tra le auto che la precedevano.

 Riuscì a giungere seconda assoluta ma prima nella classe GTO. Per la cronaca, la gara fu vinta dalla coppia Bonnier – Bianchi su Ferrari 250 Testa Rossa del ’61.

 

Il confronto con l’avversaria

 La Society of Automotive Historians ha realizzato un breve ma interessante articolo in cui sono comparate due vetture tra loro molto simili: una Ferrari 250 GTO e una Shelby Daytona Coupè.

 

 

 

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La vettura durante la corsa (Copyright Pete Lyon)

 

La vettura prima dell’inizio della competizione di durata (Copyright Dave Friedman)

 

 

L’idea, come sempre, nacque dalla grigia materia di Enzo FERRARI il quale desiderava una vettura capace e più bella di una JAGUAR E-TYPE.

 Sulla base del telaio 2053 GT opportunamente modificato, che era il telaio di una 250 SWB, fu realizzata una prima carrozzeria e il motore di una testa rossa. Se il motore era già una parte consolidata, la carrozzeria basata su un’idea di Giotto BIZZARRINI, ebbe una gestazione più lunga e complessa.

 Aveva un muso accentuato, per non dire sporgente, tale che si guadagnò diversi soprannomi: il "il mostro" prima, e poi da parte dei giornalisti quello di “Formichiere” fino a quello meno tagliente di “Papera”.

Nel frattempo BIZZARRINI litigò con FERRARI e consorte e il progetto della carrozzeria passò per le mani di Sergio SCAGLIETTI.

 La continuazione del progetto, per la parte meccanica e motoristica, FERRARI stesso scelse il giovane FORGHIERI che aveva anche l’arduo compito di risolvere le problematiche di telaio che la nuova vettura ereditava dalla 250 SWB.

 I primi collaudi si tennero nel 1961 a MONZA e il prototipo era guidato da Stirling MOSS, i risultati furono positivi ottenendo tempi sul giro inferiori a quelli ottenuti con la 250SWB.

Le prime due vere GTO furono costruite tra il ’61 e il ’62 con i telai n. 3323 e n. 3387, furono utilizzate per i test a MONZA (alla guida vi era Lorenzo BANDINI e non più MOSS in quanto era rimasto ferito in un incidente nell’aprile del ‘61); quella con telaio N. 3323 fu utilizzata per la presentazione, nel febbraio del 1962, alla stampa e ai fotografi presso lo stabilimento di MARANELLO.

 La GTO n. 3387 esordì in gara il 2 marzo alla 12 ore di SEBRING del ‘62 nella categoria GT iscritta tramite la Scuderia NART. FERRARI desiderava mettere in pista il primo GTO, vista l’omologazione conseguita quell’anno, ma iscrivendo l’auto con una scuderia privata e iscrivendo alla competizione con i modelli già in produzione, cioè la TESTA ROSSA e la 250 SWB.

 La vettura era già nella sua forma definitiva ma priva dei fori dei condotti anteriori di aereazione dei freni (erano nella parte inferiore del muso); furono apportate dal team di CHINETTI (patron della NART) altre modifiche tra cui lo spoiler posteriore - in lamiera - montato e fissato direttamente alla coda. Infine il tappo del serbatoio fu spostato dal parafango della fiancata sinistra al bagagliaio sempre sulla sinistra.

 La vettura corse in tante altre occasioni, tra cui le 24 ORE di LE MANS sempre nel ’62, spesso vincenti e il telaio n. 3387 si troverebbe oggi negli STATI UNITI, carrozzato con la linea classica e in colore rosso in vendita, of course, a cifre da capogiro.

 Nel 2004 il suo proprietario risultava essere associato a Bernard CARL COLLECTION.

 Si sono mosse alcune teorie sulle storie parallele di questi due telai – vetture: parti interscambiate, carrozzerie sostituite in parte e/o in toto. Qualche mistero di più per un’auto unica nella storia delle corse.

 

Bibliografia e riferimenti e documentali:

Sito ufficiale della FERRARI, pagina dedicata al modello 250 GTO

http://auto.ferrari.com/it_IT/modelli-auto-sportive/modelli-del-passato/250-gto/

 

Scheda cronologica della 250 GTO con telaio n.3387

www.barchetta.cc

 

Fascicolo allegato al modello in scala 1/43 realizzato per la collana FERRARI RACING COLLECTION (2011).

 

 

 

Immagini, nomi di prodotti, marchi, sono: tutelati dai rispettivi copyright se registrati o non scaduti, fanno riferimento e solo ai loro legittimi proprietari.
Sono qui pubblicati a solo titolo di informazione non costituendo profitto di sorta in tale contesto.

 

Bellissima, per me, quasi

 Il modello uscì presso le edicole di mezza EUROPA, nel 2010/2011, per la collezione FERRARI RACING COLLECTION.

 Modello a volte criticato, come molti degli altri appartenenti a quella serie da edicole, è a mio avviso una discreta replica della vettura che corse a SEBRING nel ’62.

 E’ stato realizzato su una base die-cast che già nel 2005 aveva calcato le edicole, era in versione strettamente stradale. Prendendo gli stampi della versione stradale, probabilmente, ne hanno ricavata questa versione molto particolare.

 Modellisticamente, questo mio lavoro non ha richiesto l’uso di particolari tecniche rispetto a quelle già descritte per i precedenti modelli di FERRARI 250 GTO.

 Mi soffermerò quindi più sulla descrizione dei dettagli che vi ho apportato e gli errori presenti.

 

 Inizio allora a descrivervi le modifiche alla fanaleria anteriore. Se è vero che gli occhi sono la parte che ci attira di più in un’altra persona, nelle vetture la fanaleria gioca un ruolo altrettanto importante. Consiglio sempre di non lesinare nel modificarla, aggiungendo fotoincisioni o parti in resina. Qui, per ogni fanale, ho prima dipinto in SILVER la parte interna, aggiunto un fanale in resina da 3,5 mm (in genere uso quelli da 3 su queste GTO) e le viti di fissaggio della parabola protettiva.

 Per migliorare i due fanali supplementari, ne ho utilizzati due fotoincisi.

 Un dettaglio errato, la vettura di Luigi CHINETTI non aveva il “Cavallino” posto sulla presa di raffreddamento del motore.

 

Le luci posteriori, armandosi di tanta pazienza nel consultare i cataloghi delle parti sciolte delle diverse aziende operanti nel settore 1/43, potrebbero essere migliorate e in particolare i catarifrangenti. L’interno di ogni scarico l’ho colorato con NERO OPACO.

 

 In quest’ulteriore vista del posteriore si nota che lo spoiler è una semplice ala mentre quello reale era in scatolato di lamiera.

 Ho però realizzato le viti che lo tenevano attaccato alla coda della vettura.

 A mio personale parere, il tappo di serie va più che bene, magari è il caso solo di renderlo opaco.

 

 Il pianale non richiede particolari trattamenti se non un’abbondante verniciatura in NERO OPACO e in seguito trattato con polvere di grafite tenera. Importante è mantenere i terminali degli scarichi cromati, proprio com’erano nella vettura che corse a SEBRING.

 Il tondo del numero di gara arrivava fin sul vetro, attenzione quindi a non rimuoverlo pensando a una posa errata o a un tondo fuori scala.

 

 I cerchi fotoincisi di EQUIPE TRON rendono quanto mai bello il modellino, decisamente meglio di quelli in plastica.

 Per ciascuna ruota ho realizzato i freni a disco utilizzando delle semplici rondelle in acciaio.

 

 I tergicristalli di EQUIPE TRON non li ho posizionati utilizzando il foro sede dei precedenti (di plastica!) ma lasciandone la base di ognuno e incollando i fotoincisi su queste.

 Il sistema di chiusura del cofano, nella vettura reale, era costituito da delle leve di cui però non conosco la forma. Ho preferito allora riprodurre delle semplici cinghie utilizzando due fibbie fotoincise.

 Si può notare che ho evidenziato l’interspazio tra cofano e parafanghi, impiegando del BLU FLUO cui ho aggiunto un po’ di colore SILVER.

 

 Il volante è fotoinciso ed è prodotto da EQUIPE TRON, di cui però non ho utilizzato il suo perno ma uno nuovo da me realizzato a cui ho aggiunto una piccola boccola in ottone attraverso la quale passa un perno. A mio avviso l’effetto sul volante è quanto mai realistico.

 

 I numeri di gara andrebbero anche bene, peccato che siano stati posizionati nei punti sbagliati delle portiere.

 Ho comunque aggiunto, strette tra le maniglie e i tondi bianchi, le due luci di gara che servivano in notturna per identificare la vettura. Queste due luci erano presenti solo sulla portiera destra.

 

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