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NISE, Federico Cavann@ in Genova "work-shop" 2009 – 2019

 

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Lunedì 24 giugno 2019

 Ho preso qualche mese di tempo per tornare a una vecchia passione (sempre modellistica ma di tipo dinamico) che lasciavo a dormire nell’armadio da oltre 25 anni. Ho ripreso a far girare in pista la mia vecchia ma sempre fedele TAMIYA GRUPPO C acquistata nel lontano 1993.

 Si tratta di un modello appartenente alla categoria PAN CAR e che TAMIYA sviluppò per poi passare alla categoria F1, modelli alti da terra un pugno di millimetri con motore elettrico e gomme in spugna. Dal 1995 non ha più fatto mezzo metro e ora sta prendendo nuova vita man mano che sostituisco radio, batterie, motore e soprattutto gomme.

 La mano è lenta, l’occhio non riesce a seguire la vettura che ha nel suo piccolo una discreta velocità. Sono solo a un nuovo inizio e purtroppo sta portando via tempo alla modellistica statica. Non dubito che troverò un punto di equilibrio tra queste due passioni tanto vicine quanto diverse tra loro.

Nel frattempo…

Dopo diversi soggetti con uniformi dell’HEER, passo a presentare un soggetto dell’ARMATA ROSSA.

 Non è il classico sottufficiale di ordinanza ma un Capo sergente dei Cosacchi di STALIN.

 Il soggetto fa riferimento al Fronte dell’Est, durante l’offensiva per l’occupazione della Germania, nel periodo compreso fra il 1943 e il 1945.

 Questo è stato da me realizzato utilizzando un figurino in polistirene prodotto da ALANGER, azienda russa che non ha un vasto catalogo di figurini ma quelli disponibili sono di buona qualità e le sculture adatte a soggetti singoli e non solo per diorami.

 L’azienda in questione offre un prodotto di livello medio ma a prezzi ragionevoli; sono soggetti che non richiedono elaborazioni complesse e la sostituzione di varie parti (come le mani o le teste).

 Chi segue questo mio sito, e mi conosce, sa che da tempo parteggio per quella visione della modellistica dove la qualità è fondamentale ma deve avere costi accessibili.

 Detesto quella corrente modellistica, sia nello statico come nel dinamico, dove la differenza la fa il solo prezzo. Mi spiace ma non ci sto.

 In oltre quarant’anni che con passione pratico modellistica, a GENOVA credo di aver frequentato tutti i negozi del settore e la mia faccia sia nota a tanti, e so che la modellistica (o in volgare declinazione, il modellismo) vive di continuità e non di exploit modaioli.

 In un periodo di crisi economica generale, mi pare che si tenda invece a esaltare il costo a scapito della qualità e della garanzia del prodotto offerto. Beati coloro che hanno tanti “Euri” da spendere…

 Fare prezzi alti non rende il modellista o i modelli più “cool” ma crea solo eventi sporadici che come conseguenza portano ad allontanare o far desistere modellisti più attenti e coscienziosi.

 Eppure, la storia si ripete, ossia quella di assistere a individui che fanno a gara per quanto spendono e non a confrontarsi per la loro creatività e bravura.

 Come meteore dalla vita breve costoro arrivano nei negozi, in internet alle mostre, alle gare di dinamico, “sbruffonando” cifre e acquisti faraonici. Poi, come per incanto, si dileguano nel nulla lasciando il mondo dei modelli un po’ più scombussolato e con inserzioni anonime dove vendere il frutto proibito; se non peggio lasciando qualche cassonetto della spazzatura riempito della loro vanità in scala.

Per continuare…

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Giovedì 21 febbraio 2019

 Pochi giorni fa sono scomparse due persone famose, un sarto stilista tedesco e un attore svizzero.

 Scommetto che, per molti di Voi, sarà naturale il porsi la domanda: cosa c’entrano queste due scomparse con un sito dedicato alla modellistica? Tempo al tempo e Vi sarà più chiaro.

 La prima è quella di Karl LAGERFELD.

 Non mi occupo e nemmeno seguo la moda ma la personalità dello stilista tedesco è stata emblematica per consolidare il prestigio di maison CHANEL. E non parliamo di una cosa da poco.

 Uomo dalle molte sfumature caratteriali e artistiche, lo annovero tra gli ultimi baluardi del gusto e dello stile non solo per la moda femminile ma anche di quella maschile Curiosa la sua ultima mise sempre in nero, accessoriata di occhiali scuri e guanti di pelle anche loro neri (come era abitudine di Tony CURTIS).

 

 

 

 

 La seconda personalità era l’attore Bruno GANZ, uomo di grande cultura e capacità artistiche uniche.

 Per molti, è divenuto noto dopo l’interpretazione di Adolf HITLER nel film “LA CADUTA (2004)” del regista Oliver HIRSCHBIEGEL. Non ho mai trovato particolarmente bella la pellicola, a tratti prolissa e con anse di riflessione poco convincenti. La performance di GANZ però è superlativa e, a mio modesto parere, resterà nella storia del cinema di genere.

 Bruno GANZ è stato forse l’attore, tra quelli che hanno avuto questo non semplice personaggio da interpretare, più convincente e allo stesso tempo capace di personalizzare la mimica che probabilmente è stata il frutto di prove su prove.

 Bene ricordare che il film non è un vero e proprio film bellico, di fatto le scene di battaglia a Berlino sono veramente rare, più un film storico - biografico e dovrebbe essere visto, con attenzione, alla contrapposizione tra le figure di allora e le loro intimità narrate a posteriori calate nel loro massimo momento drammatico.

 GANZ ci riesce pienamente, con una rabbia e una forza senza pari.

 

 

 

 Se ne osservo le loro personalità, i loro lavori e i risultati raggiunti, ne deduco che l’arte della rappresentazione artistica (moda come recitazione) si basa sulla capacità di coniugare un soggetto in un preciso e delineato contesto.

 Nel figurino storico dovrebbe verificarsi la medesima alchimia: l’uniforme e la sua storia posti nel contesto di una miniatura in scala non stilizzata e indefinita ma anzi dettagliata e didascalica.

 Se i limiti sono la fedeltà della replica e del contesto ambientale, la loro unione crea una sinergia che scaturisce in una reazione uguale e contraria. Il difficile quindi non è il reperire una scultura bella, non è il dipingerla; il difficile è armonizzarla e renderla capace di trasmettere oltre il solo valore meccanico (la scultura) e dinamico (la pittura).

 Qui sta il vero limite del pittore di figurini, qui lo scoglio contro cui alle volte io stesso mi areno.

 Ho la presunzione, ad ogni figurino che inizio, di poter approdare a questa chimica. In parte riesco, quasi mai su un intero soggetto.

 Mi accontento, e quest’ultimo soggetto raccoglie alcuni interessanti risultati parziali.

 Interessante il confronto tra quest’ultimo soggetto e il precedente, se non altro interessante a livello storico e uniformologico.

 Ho realizzato questo secondo figurino per dare un’idea della evoluzione uniformologica nei primi anni del conflitto e anche per confrontare due diverse realizzazioni. Il figurino della EVOLUTION MINIATURES, rispetto a una rielaborazione di parti in polistirene, ne esce quanto mai vincente anche se non proprio in tutto e per tutto.

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Domenica 27 gennaio 2019

 Urta un po’ (anzi, forse, tanto) parlare di uniformi tedesche in questa giornata, lo confesso.

Resto fermo, davanti alla tastiera, a domandarmi se pubblicare un articolo di tale genere non possa ferire l’animo altrui. Mi auguro di no, nessuna mia intenzione a essere alienato tra i due argomenti.

 Ma forse potrei farlo domani sera, con calma dopo cena.

 

. Nell’attesa di sciogliere questo dubbio, guardo fuori dalla finestra in una fredda e grigia mattina di domenica. Quanto freddo faceva quel giorno dentro ai cancelli di quel campo di concentramento?

 Le persone vanno e vengono, tutto gira come se il 27 gennaio fosse una data come tante.

 Un bambino, coperto quasi a non muoversi, ride e corre con madre e padre.

 Nemmeno lontanamente immagina cosa è il Mondo, quello oltre la sua famiglia e la sua casa.

 Crescerà, si farà le sue idee sul passato e forse si domanderà cosa accadde durante la Seconda Guerra Mondiale. Occorre allora raccontare, descrivere e spiegare fin da ora e non aspettare che le sue idee si confondano tra romanticismi storici e ritorni politici quanto mai fuori luogo.

 

 Forse, mia personalissima convinzione, occorre che il modellista storico dia il suo contributo a dare la giusta dimensione al passato, in ogni aspetto.

 Essere portatori della Storia, senza personalismi di sorta, senza cadere nei luoghi comuni e nelle verità del momento. Raccontare tutto e tutti, vincitori e vinti, vittime e carnefici.

 Raccontare un’uniforme è di fatto raccontare la Storia, quella fatta di vittime e di carnefici.

Deve essere comunque raccontata anche oggi, come quel bimbo che, nonostante sia il 27 gennaio, continua a correre felice.

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Questa Giornata della Memoria si apre con il caso dello sbarco di altri profughi da una nave, la SEA WATCH.

 Il problema della migrazione continua di profughi, in EUROPA, sta assumendo un significato quanto mai negativo e squalificante: nell’epoca attuale non sappiamo gestire questi esseri umani il cui numero è infinitesimo rispetto a quanti, tra il 1945 e il 1950, si spostarono per l’intero continente. Le cifre, ancora oggi contraddittorie, comunque si aggiravano intorno ai sedici milioni di persone che, dopo il conflitto mondiale, si mossero con scarsità di mezzi e risorse.

 Fa strano pensare che 47 individui, di cui molte donne e bambini, non siano gestibili da 29 nazioni che si reputano una unione di valori e propositi. Mi pare che siamo ancora fermi a quel 1945, dietro a un reticolato di dolore, intolleranze e tanta incapacità di affrontare la realtà che ci attenderà.

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 Proprio ieri è scomparso il compositore e musicista parigino Michelle LEGRAND.

 Nel 1969 vinse l’oscar per la miglior canzone per il film “Il caso Thomas CROWN”, film molto bello e interpretato da Steve MCQUEEN.

 Nel 1970 fu reclutato nuovamente da MCQUEEN per la stesura della colonna sonora del film “LE MANS”.

 Pur se pregevole nell’insieme dei brani, la colonna sonora non ricevette neppure una nomination.

 “LE MANS” fu una pellicola purtroppo sfortunata in tanti dettagli. Consiglio comunque di acquistare la nuova edizione della colonna sonora che include anche brani realizzati per il documentario omonimo.

 La carriera del compositore continuò alla grande e con Steve MCQUEEN si incontrò nuovamente per la colonna sonora del film “IL CACCIATORE DI TAGLIE (1980)”.

 

 Ricordiamolo tutti con affetto, proprio su un trailer le cui musiche hanno il tocco unico di monsieur LEGRAND.

 Tramite questo video promozionale, per il documentario su “Stevie” e il docu-film “THE MAN AND LE MANS”, possiamo cogliere alcuni frammenti musicali scritti dal compositore francese.

 

 

 

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Lunedì 7 gennaio 2019

 Benvenuti nel 2019, buon anno a tutti Voi. Anche se in ritardo, tanti auguri a tutti.

 Mi auguro che tutto sia andato bene durante le festività e che Babbo Natale Vi abbia fatto omaggio di tante scatole di modelli e figurini e di altrettanto materiale a corredo.

 Quest’anno ho avuto molti doni e tutti graditi. Nei prossimi mesi mi ci metterò dietro e Vi mostrerò qualche novità molto ma molto curiosa.

 Prima di dare seguito all’apertura di tante piccole meraviglie in 54 mm e in scala 1/35, Vi mostrerò altri due lavori portati a termine nel 2018 e che, tutto sommato, vale la pena vedere e conoscere se non per aspetti uniformologici peculiari.

 Quest’anno, simbolicamente, il sito festeggia i dieci anni di attività. Una decade molto movimentata dove ne sono successe di cose, sia a livello mondiale sia nella piccola ma frenetica esistenza personale.

 Purtroppo, il 2018 non è stato un anno fortunato per la mia città, in qualche modo la tragedia del crollo del ponte Morandi ha portato un influsso negativo anche nelle vite di noi Genovesi.

 Se poi si guarda nel piccolo della mia vita personale, come di tanti, questi dieci anni sono stati molto convulsi, poco chiari e con rivoluzioni di ogni tipo. Quest’ultimo però negativo in modo particolare.

 Brutto scriverlo, ma il passato è tale e non torna; quindi parliamo in ragione del futuro. Ragione per cui occorre ripartire, sia a livello cittadino sia personale. Ma sarà difficile far finta di nulla. Va bene, metto da parte il mugugno e riprendo il discorso modelli realizzati.

 Ecco un figurino che ho comprato verso il 2009, ingiustamente rimasto fermo nell’armadio – magazzino. Purtroppo, nonostante la bella e originale scultura, fu realizzato con materiali e tecniche del suo tempo ed è giunto a noi portandosi dietro tanti piccoli difetti.

 Ho cercato di porvi rimedio e di esercitarmi nella pittura di un figurino dalle ridotte dimensioni (ne sanno qualcosa i miei poveri occhi!). Questo lavoro non è stato tra i più facili, e forse tra i meno riusciti ovviamente. Eppure, ci tengo molto, perché rappresenta la mia caparbietà a tentare ciò che di fatto parrebbe per me impossibile o quasi.

 Rappresenta, forse, quella voglia di non arrendersi e di tentare sempre tutto, accettando i propri limiti e i risultati che alle volte ne conseguono. Fatica e delusione incluse.

 Dipingere figurini, nel suo essere in scala, è pur sempre una sfida e non da poco.

Per continuare…

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Lunedì 17 dicembre 2018

 Siamo entrati nella settimana prima di Natale. Desidero quindi fare a mia volta dei regali a tutte le amiche e gli amici che seguono le mie prodezze modellistiche e di arte varia.

 Ho preparato un breve articolo che interessa il mondo del cinema, Vi racconto di due film che sono tra loro legati pur se girati a distanza di dieci anni uno dall’altro e da registi differenti.

 I due film sono ambientati a SAN FRANCISCO, parlano di malavita e hanno in comune inseguimenti tra auto. Sto parlando del genere cinematografico noto come “Chase cars movie”.

 Può accadere di vedere un film per conoscere meglio un regista e scoprire che, già nel 1958, questi aveva già messo in atto idee che più tardi un altro regista avrebbe ripreso per creare uno dei film cult del cinema a stelle e strisce.

 So che l’argomento potrà essere quanto mai sui generis ma se avrete pazienza di leggerlo scoprirete una piacevole sorpresa. Parlerò di una FORD MUSTANG… Vi viene in mente niente?

 Ma sì! L’inseguimento che ha fatto la storia del cinema americano, una MUSTANG contro una DODGE CHARGER…

SIIIIIII! Esatto!

Non aggiungo altro, buona lettura.

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 Due righe veloci per suggerire la visione di un sito quanto mai interessante, e per due motivi: si parla di auto da corsa e di una pilota che correndo vince la sua malattia e aiuta persone meno fortunate.

 La pilota (in quanto donna) si chiama Rachele SOMASCHINI e corre nei rally.

 È brava e vince. Vince sulle strade dei rally quanto nella vita.

 E non basta, ha tanta volontà nel combattere la sua malattia genetica quanto di aiutare coloro che ne soffrono: Rachele è infatti testimonial della Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica – Onlus.

 Persone come Rachele sono specialissime, e meritano la nostra ammirazione quanto il nostro affetto.

 Visitate il suo sito e magari potete dare un aiuto per coloro che sono affetti da tale condizione.

 Grazie

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Sabato 24 novembre 2018

 Ultimo, giuro solennemente, ultimissimo soggetto tedesco la mimetica policroma.

 Confesso che pure io sono stanco di dipingere centinaia di puntini ma desideravo concludere un progetto che da anni mi girava nella testa.

 Grazie alla pazienza infinita della signora Cavanna, angelo del focolare e promotrice di tali lavori, ho potuto realizzare anche quest’ultimo quarto figurino con indosso una tuta a un solo pezzo, utilizzata quasi sempre e in maggioranza dai corpi dei carristi tedeschi.

 La base di partenza è stato un vecchio figurino della ormai praticamente scomparsa VERLINDEN PRODUCTION al quale poche modifiche e una testa HORNET (per dovere di cronaca lo riporto) hanno ridato nuova vita.

 Per questo ultimo lavoro ho dato fondo alle mie energie modellistiche, lo confesso che all’ultimo ero quasi dell’idea di metterlo in “pausa” e di darmi ad altri passatempi.

 L’angelo di casa ha saputo intervenire e prontamente incoraggiarmi a finirlo.

 Insomma, grazie a Lei se posso aver chiuso questo prolungato e non sempre facile progetto. Alla fine, anche nella mia vita modellistica, devo un grazie speciale a una donna.

 Cara moglie: stasera laverò i piatti e farò il bravo, laboratorio chiuso e festeggiamenti del caso.

 Grazie a Te.

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 Se vi è un film manifesto sui limiti che gli uomini hanno rispetto alle donne, quello è proprio “La strana coppia (The odd couple)” del regista Gene SACKS.

 I due attori, MATTHAU e LEMMON, seppero mettere su pellicola tutti i limiti che gli uomini hanno (in ogni tempo) senza al loro fianco le donne, mogli come madri.

 Seppero raccontare gli uomini in modo ironico mettendo in evidenza quanto il mondo femminile mancasse in quei due strambi personaggi, uomini persi in una NEW YORK sempre meno pittoresca e più che mai frenetica.

 Ma la storia delle donne, nel mondo e in ogni tempo, non è sempre accostabile ad attori così bravi e umani. Nella vita di troppe donne vi sono stati uomini pessimi, della peggior qualità umana.

 Questi uomini non solo hanno distrutto se non minato le loro vite, sono stati la causa di prole successive che ne hanno ereditato la violenza, lo squallore quotidiano e la totale assenza di rispetto per chi era a loro vicino.

 Il 25 novembre si celebra anche qui a Genova il momento del rispetto, specie verso le Donne e verso coloro che sono, come loro, creature deboli e indifese.

 Chi come me ha letto molto sulla Seconda Guerra Mondiale sa quanto le donne furono oggetto di atroci crimini, combattenti coraggiose e uniche nel saper ricominciare da zero a fine conflitto.

 Impariamo, cari uomini, impariamo e rispettiamo.

Per continuare…

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Lunedì 29 ottobre 2018

 Non desidero tediare Voi, carissime lettrici e lettori, su quanto sia stata calda l’estate ultima.

 Il cambiamento climatico, a mio modesto e ignorante parere, inizia a farsi sentire; forse qualche domanda sarà il caso di porsela prima che la cosa prenda una pessima piega.

 Nel frattempo, Vi propongo un figurino realizzato nel settembre ultimo e quando qui, a Genova, faceva ancora parecchio caldo.

 Ulteriore figurino con una uniforme tedesca, sempre appartenente a una divisione delle Waffen SS.

 Le varianti, in questo caso, sono rappresentate dal contesto (tutto Mediterraneo) e dal tipo di uniforme (tropicale).

 A unirle quindi un corpo specialistico che, normalmente, lo vediamo contestualizzato in NORMANDIA o in RUSSIA (fronte est, più in generale).

 A ispirarmi per questo ultimo lavoro (in realtà ne ho altrui DUE figurini tedeschi, belli e particolari ma sappiate aspettare pazientemente ancora qualche giorno) è stato il testo biografico del generale Frido VON SENGER UN ETTERLIN e un vecchio figurino di VERLINDEN.

 Confesso che la riscoperta dei figurini di VERLINDEN (quelli del periodo belga…) è stato estremamente piacevole.

 Intanto sono riemersi i ricordi di quegli anni ’90 in cui l’ITALIA era veramente un punto di forte vitalità modellistica e di cui sono stato onorato anche come protagonista in diverse occasioni. Mostre storiche come quella di SAINT VINCENT (Le Petit Soldat), ROMA, per poi parlare di TORINO, REGGIO EMILIA…giusto alcune delle città in cui era prassi andare ad esporre.

 Anni fantastici dove la battaglia tra metallo bianco e resina era all’ordine del giorno. Poco di internet e tanto faccia a faccia che permetteva di vivere appieno questo hobby.

 Scrivo tutto questo per i figurinisti di oggi, che forse non hanno vissuto quei pomeriggi favolosi a ridere e scherzare in compagnia di artisti internazionali, fra una sigaretta e un caffè a parlare di pittura e stucco. Bei tempi, davvero.

 Poi un secondo motivo di positività andando a rovistare nel mio passato modellistico. Bellissimo ancora oggi aprire quelle scatolette di cartone con la mimetica americana, la foto del pezzo e zero istruzioni; trovarci dentro quei pochi grammi di resina che però erano il futuro modellistico che negli anni successivi sarebbe divenuto normalità. In tanti, ricordo bene anche alcuni sostenitori, la resina non avrebbe avuto futuro nel settore del figurino storico. Mi spiace ma ci avevo visto giusto…

 Alcuni di quei pezzi ormai sono stilisticamente e tecnicamente superati, eppure se opportunamente modificati risultano ancora validi e mantengono quel fascino che, allora, li rendeva unici e all’avanguardia.

 Quando smetto di frugare nell’armadio tra questi vecchi pezzi, richiudo l’anta perché è giunta l’ora di dormire, ho la sensazione che ho avuto un passato bellissimo e che per fortuna posso ancora continuare ad avere loro (e il loro tempo) con me.

Per continuare…

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Mercoledì 12 settembre 2018

 Venerdì 14 settembre si terrà una commemorazione pubblica per la grande sciagura ha colpito GENOVA: il crollo del viadotto sul torrente POLCEVERA e noto come il ponte MORANDI.

 Il Comune di Genova e il suo Sindaco, Marco Bucci, hanno indetto una serie di eventi commemorativi per rendere omaggio e cordoglio alle 43 vittime.

 Vorrei che tutti coloro che potranno, venerdì alle 11.36 rispettassero un minuto di silenzio. Genova lo farà, onorando tutte le vittime con un affettuoso quanto straziante silenzio.

 

 

 

 

 Genoa still standing” come ho avuto occasione di leggere in un sito straniero, perché qui la vita è dura ma si resta in piedi qualunque cosa succeda.

 La Storia di questa città è stata costellata di drammatici eventi, nulla però ha mai piegato la sua volontà.

Per maggiori dettagli in merito alle celebrazioni commemorative del 14 settembre, seguite il link sotto riportato.

 Ci fermeremo per un minuto, non per sempre.

Per continuare…

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 Occorre andare avanti, nelle grandi questioni come nelle piccole cose che hanno fatto parte e faranno parte delle nostre vite. E io qui mi occupo di modellistica, quindi torno al mio impegno verso di Voi.

 Presento un secondo soggetto dedicato alla Divisione Waffen SS 2.SS “Das Reich” presente in NORMANDIA nel 1944.

 L’elemento che unisce questi due soggetti non è solo l’appartenenza alla medesima divisione combattente, ma la tipologia di uniformi mimetiche allora in uso.

 Ricollegandoci ad altri due soggetti, torno a trattare le uniformi policrome prodotte dal 1943 fino alla fine del conflitto. Con questo terzo e ultimo soggetto, chiudo una parentesi artistica che mi ha dato molte soddisfazioni e, allo stesso tempo, messo a dura prova come pittore.

 Ricordo ancora, molti anni fa, quanto fossi ingenuo nel valutare la “facilità pittorica” per questo tipo di mimetica; credevo che fosse necessaria solo la pazienza di fare quei dannati (infiniti!) puntini per ottenere dei buoni risultati.

 L’ingenuità è la linfa dello sprovveduto, e per dare conferma di ciò basterebbe rivedere un esempio di policroma realizzata qualche anno fa.

 Come sempre a Voi il giudizio sulle mie parole e su quanto dipinto.

Per continuare…

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Giovedì 30 agosto 2018

 Il 14 agosto purtroppo una grande sciagura ha colpito GENOVA: il crollo del viadotto sul torrente POLCEVERA e noto come il ponte MORANDI.

 Fa molto effetto tornare a scrivere di modellistica e altro dopo quanto accaduto, occorre fare allora una pausa. Il lutto ha colpito tutti noi Genovesi e molte famiglie di persone straniere o comunque che non abitavano nella nostra città.

 Ne ho vissute molte di tragedie cittadine, questa è l’ennesima e ha solo aumentato un senso di impotenza di fronte ai fatti della vita e alle azioni (nefaste) degli uomini.

 Quel ponte non era maledetto, non era un giorno sfortunato, insomma: non è stata una fatalità. No, quello che è accaduto è frutto degli uomini: opere come omissioni. Sono gli uomini che mettono in moto situazioni critiche che paiono poi andare per il meglio; stavolta è stata una strage con 43 vittime.

 Dopo la disperazione e il pianto si riparte, più deboli e meno motivati. GENOVA si rialzerà, ci devo credere. Ho altra scelta?

 Devo confidare che in diversi hanno scritto per dare la loro solidarietà in questo momento. Persino dal mondo dei motori sono arrivati gesti evidenti che quanto accaduto è stato troppo da poter sopportare da soli. Grazie alla Scuderia FERRARI e ai suoi piloti, grazie anche a Valentino ROSSI e ai piloti della MOTO GP. Grazie a tutte le persone anonime che hanno offerto aiuto alle famiglie sfollate dalle case presenti sotto le rovine del ponte. Grazie a chiunque vuole bene a GENOVA.

 Mi sento quasi in imbarazzo a scrivere di cosa ho dipinto, mi trovo in imbarazzo a dover far finta che tutto ricomincerà e il passato resterà sepolto negli archivi dell’oblio.

 Non credo a ciò, forse per questo mi sono sempre appassionato alla Storia, agli uomini che ne sono stati vittime e carnefici. Forse non dimenticando, ingenuamente, ho la convinzione che certi errori e carneficine conseguenti non debbano più ripetersi. Temo, però, sia davvero un’illusione.

 Dedico questo articolo a tutti coloro che non dimenticano e non dimenticheranno il 14 agosto del 2018, alle vittime, a chi ha perso qualcuno o tutto. Mi auguro di non dimenticare nemmeno io.

Per continuare…

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Giovedì 5 luglio 2018

 Questo editoriale si ricollega a quanto riportato martedì scorso. Oggi il Parlamento europeo ha respinto l’avvio del mandato Ue sulla riforma del diritto d’autore. Non è una vittoria dell’assoluta arbitrarietà in rete, perché un regolamento sul copyright nel mondo internet ci dovrà prima o poi essere.

 Deve esserci ma formulata da parte di figure molto ma molto più qualificate di quelle che fino ad oggi hanno tentato di cimentarvisi. E’ un argomento troppo complesso, e serio, perché sia messo in mano a politici con nobili ma poco concreti intenti.

 

 Torno a parlare di figurini perché è la ragione di questo sito e mi scuso della divagazione ultima.

 Seconda parte, idealmente parlando, di una discussione veloce sulle uniformi mimetiche policrome tedesche.

 Un argomento forse poco affascinante ma che di fatto non è proprio di nicchia nel settore delle uniformi mimetiche tedesche. Valutate Voi se questi due articoli possono ispirare un qualche lavoro, magari in un laboratorio dotato di condizionatore.

 Stavolta salto dal caldo agosto francese del 1944 al gelido inverno belga dello stesso anno. Ennesimo passaggio tra le bianche foreste che tracciavano un ideale confine tra il BELGIO e la GERMANIA e che fu l’ultima vera battaglia tra Angloamericani e Tedeschi, prima del tracollo generale nazista nel maggio 1945.

 Questa volta il soggetto porta due argomenti interessanti. Il primo riguarda la rielaborazione dei figurini per i mezzi corazzati, realizzati in polistirene, e che alle volte non sono proprio dei pezzi unici per qualità dei dettagli. Il secondo motivo è inerente la realizzazione delle mimetiche puntiformi.

 Fa caldo, speriamo che non rovini la Vostra voglia di fare modellistica.

 Felice estate a tutti Voi.

Per continuare…

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Martedì 3 luglio 2018

 Il 5 di luglio sarà un giorno molto importante per il mondo di Internet.

 Sarà votato un nuovo e drastico regolamento per normare il diritto d’autore sul web.

 Per coloro che come me sono poco esperti, di tali aspetti, è restato solo che leggere e cercare di comprendere di cosa si tratterà. Da poco esperti si capisce poco o nulla e ci si affida quindi ai quotidiani e ai siti specializzati. Pare però che non saranno buone nuove per il mondo Internet e che questo regolamento toccherà fortemente anche i piccoli siti no profit come questo.

 Vi sono due articoli di questo regolamento che probabilmente saranno sostenibili dai grandi nomi della rete ma non certo dai “siti free” e “no profit”. Gli articoli critici sono l’11 e il 13. Leggeteli e se ci capite qualcosa sarete capaci di qualsiasi elaborazione mentale (la teoria della relatività sarà per Voi uno scherzo). Mai testo più vago e sfumato potrebbe essere editabile.

 Vi è il famoso articolo 11 che fa temere restrizioni considerevoli sull’informazione, più che garantire tutela della legittima proprietà di quanto presente in rete. Si suppone persino di creare una “Linktax”, che imporrà di avere la preventiva “autorizzazione a pubblicare un link a terzi”, se non a poter richiedere un riconoscimento economico da parte del detentore di un determinato indirizzo linkato. Pare, però.

 Immaginate se da domani ogni contenuto di questo mio sito non avrà più riferimenti alle aziende produttrici, ad artisti, a documenti di ogni sorta; si perché tanti, come me, si guarderanno bene dal menzionare nomi e marchi (meno che mai porre dei link) onde evitare di rischiare di vedersi contattare per pagare diritti di sorta (mi scriveranno anche i parenti di qualche dittatore, condottiero, pilota, artista o di qualche altro personaggio da me citato?) o vedersi bloccare il sito (a scanso di dubbi l’autore dovrà dimostrare preventivamente di non compiere violazioni di sorta e darne garanzia?).

 Ogni commento lo lascio a Voi.

 Detta da chi ne sa poco, come me, certe normazioni spaventano anche se probabilmente (speriamo!) arriveranno in porto ma drasticamente modificate ed emendate.

 Cosa che non va bene è che tali normazioni non sono chiare, non si capiscono gli effettivi limiti e i possibili benefici. L’Unione europea prima legifera a piacere e poi spiega di cosa si tratta ma sempre con il verbo al compiuto e già deciso. Si parla persino di limitare la pubblicazioni di immagini di luoghi, palazzi, strutture architettoniche. Forse sono notizie “bufala”, se così fosse allora perché l’Unione europea non ha provveduto a dare opportune informazioni? Il silenzio delle istituzioni è assordante.

 Si teme il peggio in ogni direzione. Ci pensate a quali effetti? Mi vien da ridere per non piangere…

 Epurazioni che nemmeno STALIN avrebbe immaginato possibili.

 Se tutto questo avrà seguito, almeno come molti quotidiani hanno anticipato, vorrà dire che questo sito chiuderà o comunque dovrà ridurre enormemente il suo contenuto nonostante, almeno io credo in coscienza, si sia fatta una propria corretta politica di tutela del lavoro altrui realizzato in qualsiasi forma.

 Dietro a ciò, naturalmente, vi è l’entità “Unione europea” che ormai appare sempre più un ostacolo alla vera EUROPA unita, un tedioso problema costituito da una alienata e algida entità umana e giuridica a cui purtroppo pare dobbiamo debitamente piegarci. Chi sono costoro? A nome di chi decidono? Cosa ci stanno imponendo, magari senza tutte le effettive legalità? Meglio informarsi. Si, occorre farlo.

 Non vi è nulla di meglio che informarsi, è questo l’unico invito che alla fine di questo editoriale Vi propongo e, se ritenuto giusto, opporsi civilmente per evitare l’ennesimo tonfo nel fallimento giuridico che poco tutelerà i diritti d’autore in EUROPA e molta confusione metterà in gioco nei prossimi mesi.

 WIKIPEDIA ha preso una netta posizione contro tale regolamento e altre entità del web hanno idee ben diverse dal concetto di diritto d’autore, in rete, che l’Unione europea vorrebbe regolamentare e imporre.

 Venendo a mancare da parte dell’Unione europea la giusta e necessaria preventiva informazione, informatevi VOI e giudicate, credo sia nel Vostro diretto interesse.

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Mercoledì 27 giugno 2018

 La mia personalissima stagione 2018, come pittore di figurini, si prende una pausa.

 Il caldo inizia a far bollire il colore acrilico e i figurini diventano molli come candele al sole.

 Prima di chiudere i battenti per ferie e varie amenità estive, ho pronti tre figurini dedicati alle mimetiche tedesche.

 A dire il vero, due figurini sono relativi alla mimetizzazione policroma e un terzo alla mimetizzazione a foglie o fronde di quercia. Con i primi due colgo l’occasione per poter anche continuare il tema della campagna di NORMANDIA.

 

 Ritengo, nel mio infinito piccolo, di aver migliorato la tecnica di pittura delle mimetiche.

 Confesso che ero stanco di vedere, in rete, figurini dipinti in modo superlativo con mimetiche più vere di quelle vere. Guardavo i miei lavori passati e un gran sconforto mi coglieva nelle buie sere dell’inverno 2017 - 2018.

 La signora Cavanna, giudice inappellabile e angelo consolatore, mi ha spronato a prendere gambe e braccia, qualche testa di qualità e a darmi da fare per creare soggetti ideali per dipingervi sopra delle mimetiche. Soggetti semplici ma adatti allo scopo.

 Ho lavorato duramente in questi mesi, lascio a Voi di giudicare se sono stati più o meno proficui.

 Le mimetiche tedesche sono un aspetto parecchio critico per chi si cimenta nella pittura dei 50 mm. Dimensioni piccole, pieghe e contropieghe in cui infilare i nostri poveri pennelli triplo zero; roba che alle volte me lo domando cosa mi spinge a farlo.

 Dipingere una mimetica, anche una semplice policroma, è questione di allenamento, delusioni e voglia di ripartire. Il bello di dipingerla è che ti fa capire che la realtà è analogia e non digitale.

 Non basta comprare o installare e tutto funziona, no ma proprio no!

 La colorazione ti tiene vigile fino all’ultimo puntino, un’ombra data male e metà del lavoro finisce in vacca.

 Forse è per questo che non siamo in tanti che le dipingiamo, che ci pigliamo di nervoso fino a notte inoltrata, che quando confrontiamo il lavoro finito (con i soliti super pezzi Alpine-Tan) ci sentiamo colti da una sensazione di essere delle piccole nullità.

 Forse siamo in pochi a metterci alla prova, con qualcosa di reale e non fatto di “like” – “followers” e altre amenità digitali dove esercizio, talento e duro lavoro contano zero.

 Anzi, triplo zero.

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Mercoledì 6 giugno 2018

 Oggi è il 74° anniversario dello sbarco Alleato in Normandia: il giorno più lungo della Seconda Guerra Mondiale.

 Un evento quanto mai unico di cui ho avuto modo di parlare lungamente, con un po’ di storia e qualche figurino storico.

 La passione uniformologica e quella modellistica trovano il punto d’incontro in questo giorno unico.

 Chi di noi, modellisti come uniformologi di tutto il pianeta e di questo tempo moderno, non ha provato momenti di attenzione maniacale per quegli eventi? Diciamoci la verità, tutti almeno un po’ di tempo e passione l’hanno dedicata.

 Purtroppo, non tutti hanno avuto tale contagio, il resto del Mondo vive benissimo ignorando o infischiandosene di quel pezzo di Storia. Peccato! Mi viene da commentare amaramente.

 Spesso, proprio chi si gode tanta pace e libertà nell’Europa odierna, non si ricorda che oltre 150.000 soldati Anglo-americani sbarcarono sulle spiagge della costa francese del nord. Fu una mattina intensa, che nel volgere di poche ore decretò l’inizio della fine del conflitto.

 Il D-DAY non fu di per sé una battaglia lunga ed estenuante, come lo furono quelle nel resto d’EUROPA e in RUSSIA (o meglio, nell’Est), e già il primo giorno fu definito lo scenario successivo. No, vero. Come scrisse un anonimo soldato americano, fu il giorno in cui un regime assoluto e invincibile iniziò a vacillare.

 Fu, mi permetto di aggiungere, il momento dal quale sempre meno esseri umani avrebbero continuato a morire e soffrire per colpa della guerra e delle mire espansionistiche naziste.

 L’EUROPA, nel suo assetto geo-politico a venire, dovette attendere ben oltre la fine della guerra. Altri eventi nefasti l’attendevano. Alla fine però ci è arrivata.

 Dispiace che i quotidiani italiani non abbiano riportato, come ogni anno accade, una sola parola in memoria di questo anniversario.

 Si ha la percezione che l’oblio sia veramente un’arte mentale tutta nostra, in particolare di coloro che politicamente parlano e straparlano di questa EUROPA odierna facendosene difensori assennati ma sprovvisti di un minimo di retaggio culturale necessario.

 E questo mio biasimo vale a sinistra come a destra degli schieramenti.

 

 

 

 Per coloro che conoscono poco questa parte di Storia, forse questo trailer aiuterà a ricordare…

 

 La memoria oggi però non va al futuro, bensì al passato e a quella mattina fredda e piovosa con un mare agitato e spietato.

 La memoria torna a quei soldati che combatterono su quelle cinque spiagge: amici o nemici che fossero, tutti protagonisti di una pagina epica.

 Il ricordo deve andare a tutti loro, anche a chi era dalla parte “sbagliata”. Quando un uomo muore, non ha più una divisa o un’ideologia che lo seguono. Segue solo dolore e desolazione.

 Al di là delle mie personali idee e convinzioni (o di un credo religioso di qualsiasi sorta), ritengo giusto ricordare in modo globale quel 6 giugno del 1944.

 A livello storico e modellistico, ripropongo diversi articoli in argomento. Figurini che ho realizzato con infinita passione sperando nel mio piccolo, di rendere omaggio ai protagonisti di allora.

 Solo un modesto omaggio in 50 mm, mi rendo conto. Ognuno fa quel che può.

 Meglio dell’oblio di oggi, liberamente disinteressato a tutto.

 Anche a quel giorno da cui in parte è nata la libertà di oggi.

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Venerdì 25 maggio 2018

 Nel mondo del figurino storico relativo alla Seconda Guerra Mondiale, almeno in quel mondo che ho vissuto dagli anni ’70 fino ad oggi, vi sono alcune regole non scritte ma che il modellista o figurinista serio deve rigidamente rispettare.

 Alcune di queste si sono scritte da sole, nel tempo, e altre sono state generate da persone che avevano un certo ruolo nel panorama modellistico. Persone equilibrate e di buon senso a mio modesto parere, che con le loro posizioni e indicazioni hanno evitato il generarsi di mode modellistiche e soggettive deprecabili.

 Rappresentare determinati soggetti è quindi da evitarsi perché, oltre a ferire le persone, sono assolutamente di cattivo gusto.

 Scorriamo un breve e non certo esaustivo elenco:

-       Militari che mettono in atto azioni violente verso donne e bambini;

-       Atti di violenza in genere su persone e animali;

-       Personaggi storici noti per atti violenti o per essere stati i mandanti di tali azioni;

-       Soldati o comunque persone con deformazioni fisiche, ferite o mutilazioni drammatiche.

 

 Sembrano regole banali, eppure, in un mondo che da sempre cambia quanto mai repentinamente, hanno retto quanto mai nonostante qualche modellista e qualche azienda abbiano tentato, forse ingenuamente o scriteriatamente, di violare.

 Riprodurre HITLER, come STALIN o MUSSOLINI non ha nulla a che vedere con il senso e gli intenti del modellismo storico primordiale.

 

 Per quanto riguarda alcune uniformi e alcuni corpi militari, tale codice ha delle sfumature ancora più accentuate.

 Per anni si è dibattuto se era giusto rappresentare un ufficiale delle WAFFEN SS TOTENKOPF o un commissario politico dell’NKVD, visto che ambedue non avevano certo un passato militare glorioso.

 Di esempi ancora più eterei se ne possono fare per ore, vi è solo l’imbarazzo della scelta e ogni giudizio pende a seconda della propria inclinazione politica e militare.

 I reggimenti di Cosacchi sono uno di questi esempi.

 Ogni tanto qualcuno pubblica libri o articoli a pro o contro di loro. Chi ne racconta in un senso e chi in quello opposto. Difficile affermare se si è fatta luce piena sul loro passato militare.

 

 Nel decidere di replicare l’uniforme di un ufficiale tedesco inquadrato in una divisione cosacca, mi sono prima di tutto domandato se ciò avesse avuto potenzialmente un valore uniformologico.

 Ritengo di sì, consapevole che chi ha indossato quell’uniforme e in quel contesto non era certo intenzionato a portare per il Mondo un ramoscello di ulivo e la pace tra le nazioni. Tantomeno intenzionato a dare seguito alle proprie ragioni di popolo libero in modo pacifico; per disperazione o per loro natura furono espresse con l’uso della guerra e della violenza.

 Ho cercato quindi di equilibrare la realizzazione, non evidenziando alcun dettaglio che potesse indurre qualcuno a vederne un lato epico ma solo un senso di valore militare positivo.

 Credo si possa raccontare un’uniforme pur rispettando coloro che, a causa di quell’uniforme, furono oggetto di violenza e morte.

 In determinate parti d’ITALIA, il ricordo della presenza di quei reparti a cavallo, ha lasciato ferite dolorose. Queste persone, e coloro che non ci sono più a causa di quelle uniformi, devono essere rispettate nel loro antico dolore.

 Pertanto, mi auguro di non ferire alcuno nel presentare questo soggetto.

 Mi sono solo arrogato la pretesa di raccontare una parte di Seconda Guerra Mondiale e una mera uniforme senza la volontà di trasgredire quelle regole fondamentali che mi hanno portato fin qui.

Per continuare…

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Venerdì 28 aprile 2018

 Nel cercare informazioni storiche e uniformologiche sugli ultimi soggetti appartenenti all’ARMATA ROSSA, mi sono appassionato alle uniformi dell’Armata di STALIN.

 Testi sacri in materia non ve ne sono o, almeno, non ne ho ancora trovati ma non dispero.

 Qualche cosa in rete l’ho recuperata e, con molta pazienza, ho iniziato a farmi un po’ di cultura sull’argomento.

 Il lavoro di modifica di un figurino della MINI ART non è stato semplice e breve, anzi, ma devo dire piacevole e intrigante. Dopo diversi figurini quasi predefiniti, eccomi accontentato con un soggetto che aveva bisogno di una forte elaborazione quasi al limite della rielaborazione.

 Non è sicuramente il figurino della SGM migliore che io abbia realizzato ma, nel suo insieme, mi ha soddisfatto e mi rende felice annoverarlo nella mia personalissima collezione.

 Il figurino simbolicamente è la continuazione del mio editoriale del 24 febbraio e dedicato ai figurini in polistirene.

 Anche qui, il lavoro per ottenere qualcosa di valido non manca.

 La modellistica ha l’ineludibile condizionale di chiedere tanto, tantissimo, tempo.

 Non va di fretta e la rifugge, così come il polistirene non ammette che sul proprio tavolo di lavoro vi siano carta smeriglia, cutter e lime.

 Il tempo di oggi e il figurino di polistirene sono in antitesi storica.

 Il primo, d’impatto e di breve vita, il secondo prolisso per dare concretezza nel tempo in cui vivrà.

 Le ultime vicende che sono accadute sul pianeta Terra, spero, siano di lezioni a molti che ostinatamente pensano che battere il proprio indice su uno schermo o su una tastiera possa riempire “ad aeternum” la propria vita e la propria coscienza.

 Ingenuamente mi piacerebbe che questo esercito di pianisti del web iniziassero a dare forma a modellistica o ad arte in genere. Sarebbe un bellissimo sogno.

La domanda che spesso mi si rivolge, quando la Modellistica la declamo in elegia spiccia, è sempre quella: ma se quello che dici è vero, perché nessuno pratica sta benedetta Modellistica?

 Una risposta sola non la ho. Forse la più vera è quella che sostiene che, oggi, si brucia tutto e prima che la noia ci possa cogliere intimamente.

 Film veloci, musica fuggente, foto su foto dove ogni pixel incarna un qualcosa che è già passato e sfocato.

 Ecco quello che si preferisce. Perché non impone pensiero, ritmo, disciplina e solitudine interiore. E soprattutto è facile a dimenticarsi senza imporre il peso del ricordo che fu.

 Chi modella lo fa cercando quell’istante eterno, di concentrazione e silenzio. Quell’attimo di coerenza con l’universo che lo circonda e quell’intricato e convulso interiore che costituisce ognuno di noi.

 Il tempo di una ricarica o quello della colla che asciuga, poi ognuno di noi è uguale al suo prossimo.

 Non ci sono vincitori o vinti in questa antitesi, solo scelte personali e stili di vita.

 Nel mio scegliere, ho preferito dipendere il meno possibile da ricariche, alimentatori, Wi-Fi e altre amenità che la Tecnologia 4.0 ci impone come fondamentali. Loro sì, noi no.

 Tutto questo, però, sbiadisce la nostra vera fondamentale presenza su questo pianeta, rendendola fuggente e preda della noia.

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Giovedì 5 aprile 2018

 Credo sia capitato a ogni modellista di trovarsi nella circostanza in cui, un semplice figurino o modello, non riesce proprio ad essere montato e dipinto come ci si aspetterebbe vista la poca complessità. Ci si prende troppo sul serio, come lo si fa con un amore giovanile che non ci corrisponde.

 Incubi, fantasmi che anche un innocente passatempo è in grado di generare.

 Uno dei miei fantasmi è stato, per oltre vent’anni, questo figurino di ANDREA MINIATURES.

 Classe 1996, o forse 1997, lo comprai perché entusiasta all’idea di realizzare un soggetto tedesco con il tipico impermeabile di pelle scura. Lo vedevo di facile e veloce realizzazione, poco lavoro e tanta soddisfazione.

 Le cose, sin dall’inizio, non sono andate come speravo.

 Il soggetto è stato da me montato, frettolosamente dipinto, sverniciato perché pieno di inestetismi pittorici, poi ridipinto nervosamente e nuovamente sverniciato.

 Pareva impossibile ma ogni volta che lo dipingevo si manifestavano problemi a non finire: colore troppo denso, poi la tonalità non azzeccata e infine un basso lavoro di pittura delle sfumature che lo rendeva pari a un Toy soldier invece che apparire come un bel soggetto, caratterizzato da una scultura che ancora oggi trovo impeccabile.

Forse avrei dovuto riderci su, e quel figurino sarebbe da oltre vent’anni dipinto e finito.

 Alla fine, mi ero arreso e, dopo l’ennesima sverniciatura, avevo deciso di archiviarlo nei meandri oscuri di quel cimitero casalingo, in genere qualche antro della dispensa, dove riposano a decine i fantasmi grigi frutto appunto del mio innocente hobby (così definisco i figurini che ho preparato ma non ho più dipinto).

 Quando ero ragazzino, un milione di anni fa, nella prefazione di un libro sul modellismo vi era scritto che questo era un passatempo per vivere momenti felici e spensierati, lontani dal grigiore quotidiano.

 Mai letta bugia più grande, almeno se la vedo dal lato del mio passato modellistico.

 Non ho avuto solo momenti felici e spensierati, nel dipingere bene o male pezzi di piombo e dopo di resina, ci ho visto la metafora di cosa non funzionava nella mia vita. Come quando ascolti una canzone e ci trovi qualcosa di te. Spesso quel qualcosa che non va.

 Qualche giorno fa l’ho ritrovato il piccolo fantasma grigio, bello e impassibile nonostante i segni di tanti tentativi per realizzarlo.

 Era sempre lui alla fine, capace di dare ancora delle belle sensazioni. Mi sono un po’ commosso e allo stesso tempo mi sono sentito un po’ reattivo e ironico. Sapessi prendermi sempre in giro sul serio!

 Ci ho messo le mani, il cuore e qualche malizia modellistica che allora non conoscevo.

 La passione per la modellistica, almeno la mia, è come questo figurino: per quante bastonate abbia preso e prenderà, sempre mi apparterà. Bella e fragile, e tante volte discontinua causa troppo personale seriosità.

 L’ho finito sto benedetto “soldatino”, e non mi pare sia andata poi così male.

 Come questo mio tempo, che ha tanti difetti e che rende tutto schifoso ma che alla fine, a furia di essere vissuto, continua a darmi momenti felici e spensierati. E a ricordarmi di saperci ridere su, seriamente!

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Sabato 24 febbraio 2018

 Nell’ultimo editoriale avevo sollevato il problema dei prezzi dei figurini in resina.

 Spero di NON sembrare accanito su questo tema ma una considerazione ancora occorre farla.

 Premetto, se non siete interessati, non mi offendo se saltate questo editoriale e spero solo che il figurino nuovo sia di Vostro gradimento.

 Bene, adesso che siamo rimasti i soliti quattro gatti, vorrei tornare sul discorso.

 Alle volte mi domando se chi produce un bene, come un figurino per esempio, legge i quotidiani online oppure i siti di news, se parla con la gente, se vede quanto poco la gente spende nei negozi e si rifugia nelle vendite online cercando di risparmiare quanto più può.

 Temo che questi signori vivano (ignari e ignavi) a PAPEROPOLI e siano parenti stretti del noto papero multimiliardario.

 Non ho l’illusione di riportarli alla ragione con questo breve editoriale. Ma quando mai la gente cambia!

 Mi auguro invece che qualche giovane modellista ahimè squattrinato, prima di gettare la spugna modellisticamente parlando, provi a lavorare su figurini come quelli di ICM: poco costosi, belli e degni di tante ore di lavoro al tavolo.

Prima di arrenderti causa costi folli, mio giovane e promettente pittore di figurini, sappi che i prodotti in polistirene possono essere una grande opportunità. Per par condicio ci metto anche DRAGON e MASTER BOX, MINIART e quanti volete Voi.

 Per assurdo, il figurino in polistirene ha il potere di unire generazioni lontanissime tra loro. Negli anni ’70 pastrocchiavo sui figurini di ESCI e su quelli di ITALAEREI, sempre acquistati perché costavano poco rispetto agli inavvicinabili figurini in metallo (allora era vero piombo).

 Il figurino in polistirene ha dato tanto e tanto darà ancora. Certo, teste e mani devono migliorare ma sono certo che quell’obiettivo non è così lontano come qualcuno, malignamente, sostiene.

 Trovo, da vecchierello che sono (il mezzo secolo l’ho già superato), ancora tanta energia in quelle scatole colorate e con dentro tanti pezzetti da ripulire e incollare non sempre con rigide istruzioni a corredo.

 Ci trovo ancora quella sensazione di felicità che provavo da ragazzino quando, il sabato pomeriggio, mi accompagnavano nei negozi di modellismo qui a GENOVA; davanti a quei “muri” di scatole mi libravo in un volo di fantasia e creatività senza pari.

 Belle le confezioni in resina, peccato che in una scatola da scarpe ce ne metti una cinquantina e tanta bella figura non fanno. Insomma, ci manca un po’ di fumo con così tanto arrosto.

 Ora facciamo una considerazione più seria dei miei rimasugli modellistici infantili: cosa viene prodotto oggi?

 Più figurini in resina o più figurini in polistirene?

Eh! Ogni tanto ammettere, come stanno le cose, non è poi così terribile.

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“Eri piccola, piccola, così!”.

Fred Buscaglione, grande cantante dimenticato (ahimè)

 

 

“Il vero lusso? L’intelligenza”

Karl Lagerfeld, stilista

 

 

Senza parole

Didascalia lasciata intenzionalmente vuota

 

 

Siamo saliti a bordo nonostante i divieti per esercitare i nostri diritti e doveri di parlamentari - aggiunge - siamo qui per verificare le condizioni dei passeggeri e dell’equipaggio. Chiediamo che siano fatti sbarcare tutti immediatamente”.

Riccardo Magi, dichiarazione al Secolo XIX del 27/01/2019

 

 

“Bohemian Rhapsody fa incetta di premi ai Golden Globe”

Il Secolo XIX del 7 gennaio 2019

 

   

 

“A Natale chiuderò la mia chiesa per obiezione di coscienza”.

Don Paolo Farinella, Parroco della Chiesa di San Torpete a Genova

 

 

“… non riesco a capire il motivo per cui tua moglie ti abbia lasciato: sei una massaia perfetta! …così perfetta che in alcuni momenti della giornata assomigli a mia madre!

Ti va dunque, se da oggi in poi, ti chiamerò “mamma?”

Gene Sacks regista, sul set del film “The odd couple”

 

 

“I fatti dell'8 settembre del 1943, l'armistizio, fecero dell'Italia un Paese allo sbando”.

Focus.it

 

 

La cosa importante di questo paese […]

è che si deve togliere questo senso di provincialismo…

Sergio Marchionne, A.D. FCA

 

Copyright Scuderia FERRARI

 

Copyright repubblica.it

 

 

“Ponte Morandi, ore 11:35”.

Genova, Martedì 14 agosto 2018

 

 

Aiuta FILM Ferrania a costruire la fabbrica del futuro e il primo lotto di film sarà tuo”.

http://www.filmferrania.it/italian

 

 

“La conoscenza ha bisogno di una regolamentazione moderna del diritto d’autore, adatta a una rete aperta”.

www.wikipedia.org

 

 

"Eccidio senza fine".

Luigi di Maio a proposito delle morti sul lavoro in Italia

 

 

“Conte, stoccata a Renzi: Mi chiama collega, è prof anche lui?”.

Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio [repubblica.it]

 

 

“Minniti a Palermo a 26 anni dalla strage di Capaci”.

http://www.interno.gov.it/it

 

 

“Stalin fu uno dei primi leader politici a fare ricorso al fotoritocco: alterava a suo piacimento immagini di momenti pubblici o privati cancellando dalle fotografie personaggi che nel frattempo sarebbero stati epurati”.

Cinque cose da sapere su Stalin, TPI NEWS

 

 

“Dal governo toglierò le sanzioni alla Russia. Danno a nostra economia”

Matteo Salvini, Il Fatto Quotidiano [02/04/2018]

 

 

“Rischio governo, italiano, non operativo”

Jean-Claude Juncker, alto funzionario UE [22/02/2018]

 

 

 

Speciale mimetiche tedesche (Sezione Modellismo)

 

1. SS-Panzerdivision “Leibstandarte Adolf Hitler”, Untersturmführer (Sottotenente). Battaglia del Belgio – Offensiva delle Ardenne, dicembre 1944

10. SS-Panzer-Division "FRUNDSBERG". Sacca di Falaise, agosto 1944

2.SS Das Reich, SS OBERSTURMFÜHRER (Tenente). Battaglia NORMANDIA, agosto 1944

2.SS Das Reich, SS Oberscharführer (Maresciallo – capo squadra). Battaglia NORMANDIA, agosto 1944

Speciale FERRARI 250 GTO (Sezione Modellismo)

FERRARI 250 GTO. Piloti fratelli RODRIGUEZ, 1000 km PARIGI-MONTLHERY 1962

FERRARI 250 GTO (Telaio 3387 GT). Piloti: Phill HILL e Olivier GENDEBEN. Primo di classe alla 12 ORE DI SEBRING 1962


FERRARI 250 GTO (Telaio 3851 GT). Pilota: Paolo COLOMBO. Primo di classe alla ALPEN BERGPREIS AM ROßFELD 1963


FERRARI 250 GTO. Piloti Egidio NICOLOSI - Luigi TARAMAZZO, TARGA FLORIO 1963

 

 

 

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