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Martedì 29 dicembre 2020

 In chiusura d’anno, Vi propongo una pellicola di guerra girata negli anni ’60 per la regia di Umberto LENZI: “Attentato ai tre grandi”. Come ebbe a dire lo stesso LENZI, il genere guerra non era di facile successo e in più le produzioni italiane-europee dovevano contare su budget molto ridotti.

 Eppure, con tutti i limiti del caso, il film è un buon esempio di cinema italiano di genere e non va bocciato preventivamente.

 Dispiace che nessuna produzione internazionale abbia creduto nelle capacità italiane di fare cinema di guerra. La creatività, la capacità di rendere le trame ricche pur sapendo di non poter contare su location adeguate, il senso anche ironico quando necessario, tutto questo forse non avrebbe potuto dare seguito a pellicole di pari valore a “Il giorno più lungo” oppure “Salvate il soldato Ryan”?

 Chissà. Allora un mio invito a provare a cercare, anche in questi B-movie, quel tocco italiano che speriamo il tempo non cancelli.

 Buon anno nuovo a tutti Voi, speriamo meglio del 2020 che cestineremo tutti con gran gioia.

Per continuare…

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Giovedì 24 dicembre 2020

 Con l’arrivo della notte di Natale, forse è un mio sogno, spero di poter fare un piccolo omaggio a tutti Voi con questo articolo dedicato a una FIAT ABARTH di eccezione: la Sport Prototipo SE 021.

 Vorrei evitare il solito editoriale che riassume le tragedie di questo lungo anno. Il virus in primis, la scomparsa di numerosi personaggi illustri e tra loro diversi piloti di auto da corsa. Poi le morti violente e inutili che hanno colpito gli STATI UNITI con il caso di George FLOYD. E come dimenticare il caso ZANARDI? A proposito, sta riprendendosi lentamente ma ci sta riuscendo (un buon Natale speciale tutto per lui e la sua famiglia).

 Insomma, ci sarebbe da fare un elenco infinito di tragedie e dolori, come gli oltre 70.000 decessi in ITALIA legati al virus.

 Per assurdo, e per cinismo, siamo invece costretti ad andare avanti e fare finta di niente.

Allora, almeno per questa notte, che tutto questo scompaia tra le pieghe delle tenebre.

 Avere una notte di quiete per TUTTI, per TUTTO.

 

 

 

 Felice Natale allora, felice notte a tutti Voi.

Per continuare…

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Giovedì 10 dicembre 2020

 Vi propongo un film di guerra inglese degli anni ’50, ambientato nel Mare del Nord nel 1942.

 Una storia poco nota a noi Italiani e al resto del Mondo, importante per il popolo inglese. Importante perché racconta il sacrificio delle proprie vite non per la gloria ma salvarne altre. Il film ha un titolo che sa poco di guerra e molto di commedia romantica o giù di lì “Sopra di noi il mare - Above Us the Waves” del 1955. Se tentate di rifilarlo a Vostra moglie, giustificatevi che il titolo era ingannevole.

 Vale la pena vederlo certo per ragioni di cultura della Seconda Guerra Mondiale ma vale soprattutto la pena perché ricorda che le nostre esistenze, alle volte, servono a ben altro che stare davanti a una tastiera o stravaccati in un bar. A dare in esternazioni folli perché quest’anno non si celebra il Santo Natale alle 24.00 spaccate (persino il Papa ha detto di piantarla lì con certe sterili polemiche) o perché non si può andare a sciare proprio quest’anno che guarda caso di neve non se ne vedeva così tanta dall’ultima era glaciale (fatevi 15 giorni in SIBERIA, i voli ci sono tramite dei fantastici TUPOLEV).

 Scuserete lo sfogo sarcastico ma in un paese come il nostro pare che il PIL (Prodotto interno Lordo) lo teniamo su con i bar e i cenoni di capodanno con acclusi i pass giornalieri per le piste innevate; ci sono invece tante aziende che tirano la cinghia e con grande dignità imprenditoriale si danno da fare senza che noi ci rendiamo conto che fanno loro la differenza di questo paese. Però nessuno le nomina nei quotidiani come sui social network. Trovo triste appellarsi al tenere tutto aperto, perché oltre 600 morti al giorno non sono un motivo buono per non dare il “liberi tutti” come certi presidenti di regione stanno piagnucolando.

 Come se FCA, FIAT per capirci, facesse un comunicato di licenziamenti perché 62.626 morti (ad oggi la cifra esatta) sono troppi potenziali clienti in meno in un solo anno.

Sarebbe forse utile ricordarsi che la vita ci chiede qualcosa di più. Anche una pandemia ci chiede qualche sacrificio in più. Il cenone di Capodanno in 27 chiusi in 70 metri quadri tra le porcellane già sbeccate della zia, nel salotto buono, tanto non ci farà sembrare più furbi o più finalmente belli nel nostro nuovo capo di abbigliamento pagato una follia. A sciare ci andremo dopo il 7 gennaio se ci avanzano i soldi dai cenoni suntuosi e lussuriosi di capodanno, dalle libagioni natalizie e se i figli riescono a saltare la scuola per nostra coscienziosa volontà (tanto dalla stazione sciistica di San Ceppino del Fiocco la DaD si può seguire…e che cacchio!!!).

 Insomma, provare a fare un Natale meno idiota e a commemorare chi ci ha lasciato? Troppo difficile?

 Fine dello sfogo e buona visione.

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Sabato 14 novembre 2020

 Non credo che servano molte parole o teorie per avere conferma che la Terra è tonda: come un incubo ricorrente siamo tornati al punto in cui ci trovavamo ad aprile di quest’anno. Il virus pare inarrestabile e tutti sperano che presto un vaccino aggiusti le cose, come una specie di colla potentissima capace di riattaccare le nostre vite a una sempre più lontana normalità. Quella normalità che di fatto abbiamo ancora oggi ma, guarda caso, il cui grado si pretenziosità si alza sempre di più quando avvengono avvenimenti avversi. Tanto più le cose sono difficili da portare avanti e tanto più pretendiamo di avere. Cosa, poi, non l’abbiamo nemmeno capito bene.

 Nel rileggere le pagine della Battaglia di KÖNIGSBERG del 1945, scopro che la mia percezione di benessere è ben sopra le righe. Quello che oggi mi pare una rinuncia, se confrontato a quanto altri uomini hanno dovuto subire, è il nulla.

 Ci lamentiamo di mancanza di libertà, di benessere a causa del virus. Allora cosa avrebbero dovuto pensare quelle donne e quegli uomini che per mesi furono condannati a una lenta agonia prima che la guerra finisse?

 Si, la nostra di oggi è una guerra, non fatta di aerei navi e carri armati ma il nemico di fronte a noi è subdolo, non indossa una divisa e non ci annuncia le sue nefaste intenzioni.

 Una guerra più psicologica che fisica, tolto per coloro che sono stati colpiti dal virus.

 E per vincerla occorre conoscere non solo il virus ma ciò che di negativo è dentro di noi. Nel momento in cui lavoro, mangio, dormo, ho una casa e una famiglia allora questa guerra si può vincere.

 Non possiamo perderla perché i ristoranti sono chiusi, perché non possiamo andare ovunque vogliamo a fare quello che vogliamo. Sarebbe davvero assurdo.

 Rileggere di quella battaglia, realizzare un soggetto che ne rappresenti in piccolissima parte gli aspetti più umani e disumani, mi ha dato una pedata nel fondo schiena risvegliando non solo la voglia di tornare a dipingere figurini ma a comprendere che questa guerra, a differenza di quell’altra, posso combatterla con più strumenti a patto che sappia, per una volta, rinunciare al rinunciabile.

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Venerdì 16 ottobre 2020

Se avete modo di scorrere questa pagina web, noterete che il primo editoriale è datato 7 marzo.

 Eravamo, allora, in piena prima ondata pandemica. Oggi, 16 ottobre, è conclamata la seconda ondata. Fa specie scrivere di modellistica in questi momenti, forse sarebbe il caso di concentrare la mente su argomenti più seri e critici. Siamo però esseri umani, abbiamo bisogno di pause per non soccombere sotto il peso dei problemi e delle urgenze. Occorre avere un gancio che ci tiri fuori, almeno per qualche ora, da tutto quello che sta accadendo.

 

 Per me, rivolgere il pensiero ai modelli, è la forma più sana oltre a vivere ogni giorno la mia vita familiare.

 Pensare, rivivere. Così come la storia di questa FERRARI 250 TESTA ROSSA, che si lega a un pilota eccezionale e che purtroppo un destino crudele ha portato via alla sola età di 32 anni: Lorenzo BANDINI.

 Scoprite con me gli esordi di questo grande pilota, vinse una gara memorabile a PESCARA. Da lì iniziò la leggenda BANDINI.

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Venerdì 2 ottobre 2020

 I film di guerra non sempre sono dedicati ad azioni eroiche o a battaglie epiche. Alle volte si soffermano su un dettaglio di un conflitto, sui suoi protagonisti e le loro vite.

 Il film “Il mio corpo ti appartiene – The men”, del 1950, è forse il primo lungometraggio che affronta il dramma dei reduci di guerra e di coloro che subirono lesioni spinali condannandoli alla paraplegia.

 Non è un semplice film, è un raro documento di come il cinema sia in grado di affrontare temi importanti con una velocità e una anticipazione che la società non è in grado di possedere.

 Le mie parole, in questo editoriale, rischiano di essere solo inutili. Consiglio di vederlo per scoprire che la disabilità, specie quella causata dalla guerra, è ancora un mare da affrontare con il vascello dell’intelligenza e del sentimento.

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IMPORTANTE!!!

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Giovedì 23 settembre 2020

 Ci sono molte ragioni per non sentirsi troppo orgogliosi di essere Italiani.

 Già, fatti di cronaca ultimi che sono a conoscenza di tutti ci mettono un dito in un occhio ma che non scuotono e frustano a sufficienza una certa cieca indifferenza mediterranea.

 Per fortuna che un certo “nostro” passato torna bene, come un bicchiere pieno di Scotch whisky quando certe sere faresti la valigia per partire e non tornare mai più o per fare il giro dell’isolato e rimetterti in poltrona facendo finta di niente con moglie e figli; un passato fatto di auto, uomini, velocità e tanta voglia di dare il proprio meglio contro i Fritz. Buoni quelli, con le loro MERCEDES, AUDI, OPEL e BMW.

 L’ALFA ROMEO fu capace di far sognare un trentenne come il sottoscritto, le domeniche con il naso attaccato allo schermo a seguire quelle dirette dalla teutonica e trombona GERMANIA, che credeva che “gli Spaghettari” nel DTM non avrebbero battuto chiodo.

E invece no, batosta in quel 1993 che però non si poté ripetere a pieno anche nel 1994, un campionato caldissimo e pieno di piccoli grandi guai per LARINI e NANNINI.

 Ma il mito era stato forgiato in un verdiano e per nulla wagneriano atto unico, motori e piloti diventati leggenda e pensando ad allora mi vien da sorridere e allo stesso tempo una infinita nostalgia.

 La stessa nostalgia che mi ha spinto nei meandri più nascosti dell’armadio dove conservo, all’oscuro di mia moglie, anni e tonnellate di modellistica. E Lei in fondo a quell’anta, non mia moglie, la bellissima ALFA 155 V6 TI pilotata da Nicola LARINI.

 

 

 

 Come avrebbe cantato Fred BUSCAGLIONE: “Eran botte, Dio che botte!”. E di botte i piloti nel DTM se ne diedero senza riserve di sorta, regalandoci momenti da brivido e di felicità sportiva.

 Godetevi il passato che non morirà mai più, forse anzi speriamo.

 Intanto a Fritz brucia ancora quelle gare da sconfitto…

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Sabato 29 agosto 2020

 Piccolo addendum per chiudere realmente il mese di agosto.

 Oggi è stata una giornata torrida e di mettermi al tavolo di lavoro sarebbe stata una impresa a dir poco epica, allora ne ho colto l’occasione per aggiungere la scheda relativa a un film molto interessante e che forse alcuni di Voi ancora non hanno visto (Male! Rimediate al più presto!).

 Si tratta del film “Duello nell’Atlantico” del 1957; film di guerra con moltissimi effetti analogici vecchia scuola e la presenza di due attori non da poco come Robert MITCHUM e Curd JÜRGENS.

 Pur se datato, e tenuto conto che altri film di genere nel corso degli anni si sono susseguiti, a partire da “Das Boote” del 1981 all’ultimissimo “Greyhound” del 2020, la pellicola regge ancora sia come trama sia come sceneggiatura anche se il finale purtroppo cade nell’ovvio hollywoodiano del lieto fine.

 Ma non fatevi prendere da prevenute paure di annoiarvi, raccomandato per una serata cinefila.

 

 

 

 

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Giovedì 27 agosto 2020

 Concludiamo il mese di agosto tornando a parlare di un modello di ABARTH.

Con il tempo, sto accumulando sempre nuovi modelli della casa dello Scorpione, ragione per cui ho creato anche una sezione dedicata a loro.

 Il soggetto nuovo è una FIAT ABARTH 700 SPORT SPIDER che corse alla gara di durata della 24 di LE MANS del 1961.

 

 

 

 Non fu fortunata e dovette ritirarsi dopo solo otto ore di gara, nonostante la vettura fosse stata preparata con dovizia e i piloti fossero all’altezza della prova da sostenere.

 Per Karl ABARTH fu un duro colpo vedere la vettura ritirarsi e man mano le altre tre “sorelle” (sempre tre 700 SPORT SPIDER con medesime migliorie e cofani anteriori differenti) che aveva iscritto alla competizione francese.

 Il progetto della vettura non ebbe seguito, a parte i quattro modelli che corsero a LE MANS, ma dimostrò che l’idea di Mario COLUCCI, ossia realizzare un telaio tubolare con carrozzeria in scocca di alluminio, poteva funzionare ma occorreva solo lavorarci su e darle il tempo per crescere.

 L’anno dopo ABARTH lavorava al progetto della ABARTH SIMCA 1300 SPORT SPIDER, come sempre entrando alle 8 in azienda e non uscendone se non in tarda serata. E COLUCCI con lui, pronto a seguire quel rude austriaco in un’altra avventura senza troppo curarsi se sarebbe stato solo un successo di vendite oppure qualcosa agonisticamente di più.

 Uomini e macchine che non esistono più, modi di concepire motori e corse che con il tempo cambieranno nel bene come nel male.

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Sabato 22 agosto 2020

 Una notizia che sono felicissimo di darvi, a fine agosto, è l’uscita del film biografico su Paolo CONTE diretto da Giorgio Verdelli “Paolo Conte, via con me”, prodotto da Sudovest Produzioni, Indigo Film in collaborazione con Rai Cinema, in anteprima alla Mostra del cinema di Venezia, poi nelle sale itaiane il 28, 29 e 30 settembre.

 Da non perdere, ovviamente.

 

 Altra buona notizia sono le informazioni sanitarie che arrivano sullo stato di salute di Alex ZANARDI. Incrociamo le dita e speriamo che i medici, che lo seguono assiduamente, possano aiutare il grande pilota e atleta verso una guarigione certa.

 

 Infine, ecco l’articolo completo sulla Battaglia d’INGHILTERRA, avvenuta ben 80 anni fa, di cui la prima parte avevo pubblicato a giugno di quest’anno. La seconda parte, riporta le memorie del feldmaresciallo Albert KESSERLING in merito a come si svolsero i fatti e al ruolo che ebbe la LUFTWAFFE. Un articolo di cui vado fiero, ricco di notizie e analisi dei fatti di allora, molte foto e qualche nozione tecnica e storica che renderà meno ostico il contenuto dell’articolo.

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Domenica 16 agosto 2020

 Iniziamo questo editoriale con la notizia che riguarda GENOVA: il nuovo ponte SAN GIORGIO è terminato. Nato dopo il crollo del precedente PONTE MORANDI, la nuova opera ripristinerà la circolazione che collegava due versanti della città. Realizzato in tempi brevi, riporterà la normalità in una città che ha vissuto un dramma senza precedenti nella storia di questa nostra troppo martoriata ITALIA.

 Un manufatto nuovo, sul progetto dell’architetto Renzo PIANO, basato su nuove tecnologie e su materiali che, ci auguriamo, nel tempo ne garantiscano la solidità e la sicurezza per chi vi passa sopra e per chi vi lavorerà o vivrà al di sotto. Tutto questo però non cancellerà mai le 43 vittime di quel terribile 14 agosto del 2018. A loro, il nostro ricordo, non deve e non dovrà mai mancare.

 

 In questa estate caratterizzata ancora dalla pandemia di Covid-19, perché pare che non ne siamo proprio usciti fuori da questo incubo mondiale, bene cercare momenti di svago verso qualcosa che ci trasporti lontano con la mente; è umano cercare di allontanare le pene quotidiane.

 Nel mio piccolo, per staccare da un anno di duro lavoro, mi sono rifugiato in un episodio del passato ricco di fascino e avventura motoristica. Ho realizzato l’elaborazione della MERCEDES 300 SL che, nel 1952, vinse la terza edizione della corsa sulla distanza CARRERA PANAMERICANA.

 

 

 

 Una corsa che non ebbe molte edizioni, solo cinque per la precisione dal 1950 al 1954, dato che si rivelò estremamente pericolosa per piloti e per il pubblico.

 Eppure, quanto fascino in quelle vetture lanciate per migliaia di chilometri lungo le sconfinate terre del MESSICO!

 Quell’anno, il 1952, la casa automobilistica tedesca schierò tre vetture di cui due 300 SL coupé e una versione roadster. Non solo, mise in campo un numero impressionante di personale tra meccanici e tecnici con lo scopo di battere le FERRARI che, quell’anno, si presentarono alla maratona motoristica con una organizzazione molto esigua e per giunta furono oggetto di tantissime disavventure e incidenti a non finire.

 Anche alla MERCEDES vincitrice non mancarono le rotture, le forature e altri episodi tra cui quello con un incontro-scontro con un pennuto. Altri tempi, altre storie e altri uomini. E un velo di nostalgia per quel tempo cala sulle nostre fronti come il caldo di questo agosto.

 Insomma, una storia tutta da leggere intorno a un modello della BANG, che in origine avrei dovuto solo restaurare ma poi, come alle volte mi capita, alla fine ho elaborato quasi senza accorgermene.

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Mercoledì 22 luglio 2020

 Un articolo quanto mai sui generis quello che Vi propongo.

 Non ho mai fatto recensione di modelli a meno che non fossero legati a mie personali elaborazioni o rielaborazioni. Non credo di essere tagliato per il mestiere di critico.

 Stavolta ho voluto fare una eccezione presentando un modello prodotto da SPARK.

 Attenzione: lo scopo non è quello di scrivere il bello o il brutto del modello in sé; lo scopo è di far comprendere che la realizzazione di un modello di vettura non sempre è facile e spesso anche aziende del settore possono commettere errori.

 Vorrei portare il messaggio del giudizio equilibrato, ossia di far sì che chi giudica il lavoro altrui abbia modi e toni più equilibrati. Cosa sempre più rara oggi specie nei social network.

 Leggo recensioni sui miei lavori, alle volte, spietate e spesso non del tutto oggettive. Sono una vecchia pellaccia del modellismo, o modellistica, e certe cose non feriscono più. Dispiace però vedere lavori, di persone alle prime armi, giudicate con modalità che nemmeno nelle patrie galere si userebbero. Commenti del tipo “piantala lì che non sei tagliato…” oppure “se mi bendo e mi lego le mani dietro la schiena posso fare di meglio…”, teneteveli per Voi e ricordate: ci sarà sempre qualcuno, o qualcuna, più bravo di Voi e magari avrà la stessa Vostra maleducata modalità verbale di commentare i Vostri splendidi lavori. Date retta a un vecchio del settore: certi commenti faranno male anche a Voi.

 Un incoraggiamento invece a tutte e tutti Voi alle prime armi, alle Vostre prime opere. Non è importante se sono da manuale o ancora da migliorare, per quelli come me siete già degli artisti, delle star e forse avete qualcosa che Vi invidiamo.

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 Se potessimo tirare le somme di questo 2020, ci sarebbero sufficienti ragioni per augurarsi che domani sia il 31 dicembre.

Dal Covid-19, alla morte di George FLOYD, all’incidente di Zanardi, tenti episodi che hanno veramente caratterizzato spesso in negativo l’anno in corso.

 Qualche buona notizia arriva però, sul fronte virus pare che persino il Presidente degli USA abbia iniziato a prendere posizioni più cautelative e meno ottimistiche visti i numeri dei contagi nel suo paese. Sempre negli USA, forse qualcosa si sta muovendo per dare maggiori garanzie civili alle minoranze e ai gruppi di genere, speriamo non siano solo belle parole. Alex ZANARDI è stato trasferito in una struttura specializzata nella riabilitazione di lesioni neurologiche, piccolo segno che qualcosa sta forse migliorando.

 Proprio venendo a contatto con il dramma del pilota bolognese, stiamo tutti scoprendo che il mondo della disabilità è fatto di persone spesso impegnate nello sport, nel lavoro e nel sociale con energia e una grinta unica. Ecco perché le chiamano “speciali”.

 Così sono venuto a conoscenza della storia di questo giovane pilota inglese che si chiama Billy MONGER. La sua è una storia di corse d’auto simile a quella di ZANARDI e, come per il pilota italiano, un terribile incidente in gara, nel 2017 a bordo di una monoposto promozionale, gli ha causato la perdita di entrambe le gambe.

 Billy non si è arreso, ha ripreso a correre nonostante tutte le avversità che ha dovuto combattere.

 Una storia speciale, per un giovane speciale, e speriamo possa continuare con la sua carriera sportiva nel mondo dei motori.

 La perdita degli arti inferiori, o l’impossibilità di muoverli, oggi è superabile con sistemi di comandi al volante anche se restano i problemi legati agli aspetti di sicurezza in gara in caso di incidenti che richiedono di abbandonare rapidamente il veicolo.

 Esiste però anche la possibilità, per le persone con tali situazioni, di poter creare dei campionati tramite l’utilizzo dei simulatori di guida. Così come grandi campioni hanno corso la classica 24 ORE DI LE MANS, a giugno, utilizzando dei simulatori. Potrebbe il mondo dei motori conoscere una nuova era, nuove gare e nuovi piloti.

 Come per Alex, forza Billy e non ci mollare!

 

 

 

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Giovedì 9 luglio 2020

 Il primo pensiero, in questo editoriale di luglio, è per Alex ZANARDI e la sua famiglia.

 Dopo il terzo intervento chirurgico, la situazione pare essere in fase di stasi. Rispettando il volere della sua famiglia, dopo queste poche informazioni, a nostra volta evitiamo di parlare del suo caso e di sperperare inutili parole. Il destino, speriamo solo, sia favorevole verso quest’uomo e la sua vita.

 

 Un secondo film per quest’estate da cinefili. Stiamo riscoprendo il cinema di qualità, dopo tante pellicole commerciali si torna al classico. Persino il Presidente del consiglio, Giuseppe CONTE, ha partecipato alla riapertura di noto cinema romano AMERICA. Anche lui un appassionato di classici? Speriamo.

 Carissimo Presidente, a Lei e ai lettori stasera propongo un film di guerra girato nel 1942

 L’attore principale è niente meno che uno tra i divi più famosi del secolo scorso: Humphrey BOGART. Quindi mica un filmetto di serie B.

 La pellicola appartiene, di per sé, al periodo dove la propaganda spingeva i giovani Americani e Inglesi ad arruolarsi per combattere contro i Nazisti. Eppure, la struttura narrativa non è affatto scontata e il film scorre davvero bene, senza indurci allo sbadiglio o ad alzarsi per prendere una bibita gelata dal frigo.

 I più esperti lo conosceranno già bene, credo però valga la pena di essere rivisto e magari verrà da sorridere pensando a un film del 2014 molto simile. Quale? Per scoprirlo avete due possibilità: vedere il film in questione oppure leggere la mia scheda.

 A Voi la scelta e comunque, guardate il film che ne vale il tempo dedicato. Buona visione.

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Martedì 23 giugno 2020

 Arrivando il caldo, ormai mettersi al tavolo di lavoro è proprio dura. C’è poi il mio vero lavoro, quello su cui si basa la mia esistenza e la mia famiglia, e che ora mi chiama per dare il mio contributo dopo l’epidemia di Covid-19. L’economia italiana sta impegnando tanti di noi a uno sforzo per far quadrare i conti.

 Alla sera la stanchezza si fa sentire e, allora, un buon film aiuta. Vorrei dare un suggerimento, senza troppe pretese e senza voler dare l’idea di essere un intenditore di cinema di genere.

 Quella che Vi propongo è una pellicola a cavallo tra una vera spy story e un film di guerra: “L’uomo che non è mai esistito” del 1956.

 Il film fonde assieme un reale fatto di spionaggio, accaduto nel 1943, e un romanzo scritto da Ewen MONTAGU nel 1953.

 Risultato di alta qualità, tipica dei Brit-War degli anni ’60, il film scorre veloce ed è quanto mai piacevole nonostante non ci siano scene di azione e scenografie bibliche come in “Salvate il soldato Ryan”.

 Per coloro che decidessero di procurarselo, è disponibile una versione rimasterizzata con il doppiaggio originale.

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 Alex ZANARDI ha dedicato molte energie per favorire l’unione di persone indipendentemente dalla loro condizione fisica: normodotati come diversabili, TUTTI uniti dalla passione per lo sport a due e quattro ruote. Che siano auto come biciclette o handbike, ZANARDI è una vera calamita da cui decine di eventi diventano generatori di cultura della convivenza sociale e umana quanto mai positiva.

 È spontaneo però ricordare chi, prima di Alex, ha dato molto della sua esistenza sia allo sport dei motori sia al mondo della diversibilità. Sto parlando del mai dimenticato Clay REGAZZONI, il grande Clay.

 

 

 

 Ebbi modo di conoscerlo nella primavera del 1987 durante i test della FERRARI presso l’autodromo di IMOLA; una personalità sorniona ma determinata, simpatico e amichevole quanto capace di freddarti con una battuta buttata lì per lì, nel suo parlare serafico con uno spiccato accento svizzero-italiano.

 Lo ricordo con affetto e ancor di più la mia stima, per lui e il suo spirito, si rinnova ricordando il suo impegno, nel mondo della diversibilità, in anni in cui le persone diversabili erano veramente ai margini della società.

 Purtroppo Clay ci ha lasciato diversi anni fa; venne a mancare non al volante di un bolide, lanciato lungo una pista, ma semplicemente in un semplicissimo incidente stradale. Scusate il gioco di parole ma quell’incidente sembra ancora oggi impossibile, semplicemente incredibile. Come quello occorso ad Alex.

 Alex invece è con noi e aspettiamo solo il suo ritorno alla grande, ma anche un suo semplice esserci ci farà felici.

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Sabato 20 giugno 2020

 Difficilissimo in questo momento pensare alla modellistica, ma vorrei scrivere questo editoriale dedicandolo ad Alex “Zanna” ZANARDI; come se andare avanti, con un nuovo editoriale, fosse un parallelismo con la sua prossima ripresa.

 Dedico a “Zanna” l’articolo sulla GIULIETTA 750 G SPIDER COMPETIZIONE che, nel 1956, partecipò alla MILLE MIGLIA e fu pilotata da Consalvo SANESI.

 SANESI, a quella edizione della MILLE MIGLIA, partecipò con una vettura preparata e vincente ma, come nel caso di ZANARDI, la sfortuna lo colse lungo il tracciato e coinvolgendolo in un terribile incidente.

 La sorte volle che, pur se drammatico, dall’incidente SANESI riuscì a riprendersi.

 Ecco, vorrei che accadesse lo stesso anche questa volta per ZANARDI.

 Non credo di chiedere troppo.

 Forza Alex, andrà tutto bene.

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 Ieri, venerdì 19, verso le ore 18:00, Alex ZANARDI è stato vittima di un tremendo incidente mentre partecipava a una manifestazione agonistica di handbike vicino a SIENA.

 Si fa fatica ancora adesso a credere che sia accaduto.

 Lungo il percorso in prossimità di una curva, secondo le prime ricostruzioni e basate su diversi testimoni, ZANARDI ha perso il controllo del mezzo e ha urtato contro un camion che procedeva sulla corsia opposta.

 L’impatto è stato terribile. Ricoverato d’urgenza presso l’ospedale LE SCOTTE di SIENA, operato alle 19:00, stamane abbiamo avuto i primi bollettini sanitari.

 La situazione è molto grave ma confidiamo nel risultato dell’intervento e nella tempra di quel grande campione che è ZANARDI.

 Saranno giorni di attesa e di ansia, dove il più piccolo miglioramento sarà una gioia immensa.

 ZANARDI ha una storia di uomo e sportivo più unica che rara, figura umana nel mondo della diversibilità e dei motori affiancabile a quella del mitico Clay REGAZZONI (per sempre nei nostri cuori).

 Non credo sia necessario, in questo editoriale, elencare la sua carriera agonistica e umana, dedicata tantissimo all’inserimento delle persone diversabili nel mondo dello sport, quanto più avere di fronte a noi le immagini che lo ritraevano alla guida di una vettura da competizione per un possibile rientro nel mondo delle corse.

 Ecco, Zanardi, è quell’uomo unico che ha saputo vivere e saprà vivere nel modo che tutti noi vorremmo ma che, per mancanza alle volte di volontà e modestia pari alla sua, non sappiamo emulare.

 Alex, è solo una pausa questa, tornerai presto a farci vivere momenti unici e a farci sentire orgogliosi di essere italiani come Te. Perché questo nostro paese ha bisogno di persone del Tuo calibro; quindi, anche stavolta, fai vedere di cosa sei capace.

 Italians do it better, Alex much more.

 

 

 

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Domenica 14 giugno 2020

 Il fascino di FERRARI e delle sue auto ci è giunto anche attraverso le diverse scuderie private che, nel corso degli anni, hanno saputo portare in pista elaborazioni vincenti delle vetture con il cavallino rampante.

 E poi ci sono i circuiti storici, quelli dove l’asfalto ha un passato e un presente di auto e corse dal fascino infinito. Non conta se queste si sono disputate più di cinquant’anni fa o qualche anno fa.

 Modelli di auto, nomi di piloti famosi o semplici gentleman driver, rombo di motori e odore di gomme e benzina, tutto questo è FERRARI.

 DAYTONA è anche FERRARI, dalla mitica vittoria nelle gare di durata del 1967 con la parata trionfale di tre FERRARI fino alle recenti gare nella classe GTLM.

 Nelle ore più buie della notte di DAYTONA, la rossa 488 GTE ha dato nuovamente vita a quei fasti; ormai prossima alla vittoria ma tradita da un sorpasso avversario e da un testa coda fuori programma.

 Un cavaliere di mezzanotte il pilota di quella FERRARI nel buio del suo abitacolo in fuga da tutti gli avversari, roba che fa tornare alla memoria il southern rock di Gregg ALLMAN.

 Un modellino può raccontare questo arco di tempo, e quegli attimi dove il team RISI COMPETIZIONE è stato a un soffio dalla gloria, può portarlo ai nostri occhi e generare un effetto illusorio bellissimo.

 Torniamo insieme indietro di tre anni, è sufficiente un modello da pochi euro e tanta voglia di sognare.

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Mercoledì 10 giugno 2020

 Parlare di ripartenza, dopo l’epidemia di Covid-19, spinge a cercare storie simili ossia storie di resistenza contro nemici invincibili. Cercare tracce di un passato analogo per poi trarne insegnamenti per affrontare le sfide che ci attendono dopo l’epidemia.

 Quest’anno si celebrano gli ottant’anni della Battaglia d’INGHILTERRA, uno scontro epocale tra Inglesi e Tedeschi avvenuta tra il 1940 e il 1941.

 Se ne è sempre parlato marginalmente, eppure fu un momento unico nel periodo bellico del secondo conflitto.

 La GERMANIA nazista, potente e guerrafondaia, sfidò l’INGHILTERRA e il COMMONWEALTH che allora non era certo armato e preparato a un conflitto di tale portata.

Furono mesi terribili per la popolazione, costretta a sopportare incessanti bombardamenti; un pugno di giovani aviatori della RAF determinati a battersi sui propri aerei contro un nemico spesso molto più numeroso in quanto ad aerei e logistica di supporto.

 Tramite i diari sir Adam BROOKE possiamo ripercorrere le tappe di quei mesi del ’40, rivedendo assieme gli sforzi che furono richiesti alle Forze armate di Sua Maestà e all’intera popolazione.

 La volontà di vincere, di non lasciarsi sopraffare dai Tedeschi, spinse il governo e la popolazione inglese a una risposta decisa e continua.

 Così come molte nazioni in questi mesi hanno combattuto contro un nemico che, a primo impatto, sembrava quasi invincibile.

 La storia dell’uomo però insegna che volontà, coesione e tenacia, sono le vere armi per sconfiggere allora il Nazismo e oggi il Covid-19.

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Martedì 9 giugno 2020

 Per gli appassionati della FIAT ABARTH 131, segnalo l’uscita di una bellissima monografia realizzata da AUTOSPRINT. Roba fina che andrà di certo a ruba.

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Sabato 23 maggio 2020

 Con la ripresa della vita ordinaria, anche se il COVID-19 resta in agguato, riprendiamo gli articoli sui lavori portati avanti in questi mesi quanto mai frastornanti e di grande paura.

 Dal set di ICM dedicato ai piloti della LUFTWAFFE, ecco il secondo soggetto da me realizzato.

 Questo secondo, che segue a quello dell’Oberleutnant Siegfried BARTH, non è stato banalissimo da realizzare perché la scultura delle braccia rende particolarmente difficile la colorazione del soggetto.

 Ci è voluto qualche giorno di più del previsto ma, nel complesso, penso valga la pena di essere mostrato a Voi.

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Sabato 25 aprile 2020

 

 

 

25 Aprile, il Presidente Mattarella all’Altare della Patria

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Giovedì 23 aprile 2020

 Non esageravo quando, ai primi di aprile, comparavo questa epidemia a una guerra. Non sono l’unico che ha mosso tale confronto.

 Il commissario all'emergenza Domenico ARCURI ha così commentato negli ultimi giorni la situazione in LOMBARDIA: "Tra l'11 giugno 1940 e il 1° maggio 1945 a Milano sono morti sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale 2 mila civili, in 5 anni; in due mesi in Lombardia per il coronavirus sono morte 11.851 civili, 5 volte di più. Un riferimento numerico clamoroso. Oltre alla solidarietà che dobbiamo ai lombardi e alla consapevolezza della gravità dell'emergenza in quelle terre, dobbiamo anche sapere che stiamo vivendo una grande tragedia, non l'abbiamo ancora sconfitta".

 Questa guerra non finirà il 4 maggio, avremo ancora molto da fare per uscirne. Sempre se contiamo sulle persone giuste e se, si spera, certi personaggi da rotocalco sapranno mettersi da parte.

 

 Un’ultima info: ci hanno aiutato ben oltre i principi del loro lavoro, adesso forse tocca a NOI dare un aiuto.

 È stato attivato un fondo di solidarietà per sostenere gli infermieri e le loro famiglie in un momento così difficile e impegnativo. Anche l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Genova (Opi Genova) infatti aderisce alla campagna lanciata dalla Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (Fnopi) #NoiConGliInfermieri, Maggiori info sul sito:

https://www.noicongliinfermieri.org/

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 Presento oggi un lavoro di qualche mese fa e che solo ultimamente sono riuscito a raccontare in un articolo ricco di foto e tanti dettagli. Si tratta della FIAT ABARTH 131 RALLY che corse al SANREMO del 1980 e che lo vinse con grande supremazia. Dietro quella vittoria, e a quella vettura, vi è una storia interessante e ricca di aneddoti.

 La vettura esiste ancora, restaurata ma con qualche errore. L’articolo non vuole essere un processo al restauratore ma l’occasione per affrontare nuovamente l’importanza che ha lo studio di modello, della sua storia passata e della sua effettiva rappresentazione.

 Di fatto, l’articolo mette alla sbarra dell’imputato più il sottoscritto che il restauratore; mette in evidenza come sia stato facile, da parte del sottoscritto, sopravvalutarsi modellisticamente e a livello di conoscenza di questo modello di auto.  Il mea culpa è sciorinato lungo tutto l’articolo che alla fine è quasi uno studio filologico di questa vettura, del suo passato agonistico e storico. Un lavoro che mette a nudo gli errori miei, del restauratore e anche del produttore del modello e delle decal utilizzate.

 Insomma, chi è innocente scagli la prima pietra sul modello!

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“Nessun film di guerra è andato bene se non i grandi film americani: La Battaglia dei giganti, Il giorno più lungo e poi recentemente il film di SPIELBERG “Salvate il Soldato Ryan. Però dovevano essere film estremamente importanti per grandi episodi con una cinquantina di attori, invece noi ne avevamo cinque o sei…”.

Umberto Lenzi, regista

 

 

“Est modus in rebus sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum”.

“Esiste una misura nelle cose; esistono determinati confini, al di là e al di qua dei quali non può esservi il giusto”.

Orazio, Satire (I, 1, 106-107)

 

 

“Questo Natale giuro che Ti chiamo e ci vediamo,

Oh! Ma te lo giuro!

Davvero, giuro!

Mercoledì? No, ho una cena con i compagni della squadra di Pelota basca, sai come è…”

Un amico, Natale del 1996

 

 

“Nelle condizioni emotive prevalenti all’epoca, nei ranghi dell’esercito, gli uomini non erano in grado di accogliere il concetto di amnistia in favore della nazione che tante pene aveva inflitto alla Russia”.

Dadiv Samoilov, poeta russo

 

 

“Se la terra è piatta, allora anche la volumetria della terza di seno è opinabile”.

Mia moglie

 

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“- Dottore, sono sposata da nove anni, credevo che io e mio marito ci conoscessimo bene a fondo e che il nostro fosse un matrimonio perfetto ma… è così cambiato, non è più lui…

- È sempre lui, lo stesso uomo ma con una lesione alla spina dorsale.

- Si ma quando gli parlo…

- Oh lo so, lo so. Ora è infelice, è depresso. Sente di dipendere totalmente dagli altri e dice a sé stesso non sono più un uomo e non posso più rendere felice una donna. C’è da stupirsi che gli riesca difficile adattarsi alla situazione?”.

The Men, Il mio corpo ti appartiene, il film (1950)

 

 

“L’evento fondamentale dell’età moderna

 è la conquista del mondo come immagine”.

 

Martin Heidegger, filosofo (1938)

 

 

 

“Perché è entrato nella Marina Militare? La nave su cui ero fu tagliata in due da un siluro, ho voluto essere quello che sparava, per cambiare… Questa non è la mia guerra privata, io sto facendo quello che devo fare, come quel comandante tedesco che sta giù. È un lavoro che non mi piace e forse nemmeno a lui”.

Duello nell’Atlantico, il film (1957)

 

 

“L’ufficio, semplice e quasi disadorno,

rispecchiava il suo carattere. Curava moltissimo

l’aspetto personale e l’abbigliamento e pretendeva ordine

e cura scrupolosa del lavoro e del posto di lavoro”.

Abarth: l’uomo e le sue auto

AISA·Associazione Italiana per la Storia dell’Automobile

in collaborazione con CPAE·Club Piacentino Automotoveicoli d’Epoca

Fiorenzuola d’Arda (Piacenza), 9 maggio 2010

 

 

“Viviamo tempi di ansia e pure di vittimismo, dobbiamo ammetterlo. Imparare una poesia a memoria può essere un ottimo antidoto e

offre nuovi punti di vista”.

Eliot Cohen, professore della Columbia University

 

 

“Per capire a fondo una Jaguar ci va una chiave inglese”.

Paolo Conte, intervista al Corriere della Sera di Antonio D’Orrico

 

 

“Messico e nuvole,

la faccia triste dell’America

e il vento suona la sua armonica

Che voglia di piangere ho”.

Paolo Conte, Messico e nuvole

 

 

“You, you're such a big star to me

You're everything I wanna be

But you're stuck in a hole And I want you to get out

I don't know what there is to see

But I know it's time for you to leave”.

Take That, Shine

 

 

“Non ci sono razze superiori. Se esamini il cervello di un uomo

non ti dirà nulla sulla sua razza.

Del sangue sano può salvare un qualsiasi soldato ferito,

di qualsiasi razza.

Il colore della pelle non significa nulla”.

Humphrey Bogart, attore

 

 

“Dulce et decorum è pro patria mori

È dolce e appropriato morire per la patria”.

Orazio, poeta del 23 a.c.

 

 

Clay e Alex

(Copyright Associazione "AMICI DELLA FERRARI F1").

 

 

“Sono convinto che valga la pena curarlo”.

Giuseppe Oliveri, direttore Neurochirurgia ospedale Le Scotte di Siena

 

 

“Non volevo dimostrare niente a nessuno, la sfida era solo con me stesso, ma se il mio esempio è servito a dare fiducia a qualcun altro, allora tanto meglio”.

Alex Zanardi, Ironman per tutti noi

 

 

“But I'm not gon' let 'em catch me, no

Not gon' let 'em catch the midnight rider”.

Gregg Allman, Midnight Rider 1970

 

 

“I can’t Breathe…”.

George Floyd, R.I.P.

 

 

"Dobbiamo far vincere qualcosa anche alla Fiat".

Gianni Agnelli, avvocato e molto di più

 

 

"Offro fame, sete, marce forzate, battaglie e morte".

Giuseppe Garibaldi il 2 luglio 1849, rivolgendosi ai combattenti della Repubblica Romana sconfitti dai Francesi

 

 

Noi infermieri

con le nostre vite

per salvare la tua.

Adesso abbiamo bisogno di te.

Sostieni il fondo di solidarietà”.

#NoiConGliInfermieri

 

Per le donazioni: https://www.noicongliinfermieri.org/

 

 

Speciale US Soldiers “War Heroes” (Sezione Modellismo)

 

Caporale Audie Leon MURPHY. 1° Battaglione del 15° Reggimento fanteria, Terza Divisione.
Invasione della Sicilia, luglio 1943

Tenente John SPAULDING, US Army 16° Reggimento Compagnia E, OMAHA BEACH (martedì 6 giugno 1944. D-DAY)

Capitano Robert WALKER, 116° Reggimento – 29a Divisione di Fanteria. D-DAY - Lo sbarco a OMAHA BEACH, NORMANDIA 1944.

Capitano Jack GERRIE. Comandante Compagnia G, 11° Reggimento della 3a ARMATA del Generale G.S. PATTON. BATTAGLIA DI METZ, 1944

Speciale FERRARI 250 GTO (Sezione Modellismo)

FERRARI 250 GTO. Piloti fratelli RODRIGUEZ, 1000 km PARIGI-MONTLHERY 1962

FERRARI 250 GTO (Telaio 3387 GT). Piloti: Phill HILL e Olivier GENDEBEN. Primo di classe alla 12 ORE DI SEBRING 1962


FERRARI 250 GTO (Telaio 3851 GT). Pilota: Paolo COLOMBO. Primo di classe alla ALPEN BERGPREIS AM ROßFELD 1963


FERRARI 250 GTO. Piloti Egidio NICOLOSI - Luigi TARAMAZZO, TARGA FLORIO 1963

 

 

 

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